
Una ricerca della app Junker, condotta su un campione di 10mila persone, constata che la grande maggioranza dichiara di essere green ma poi non è in grado di dire cosa significhi
Ben l’86,5% degli italiani sostiene che il suo impegno per la sostenibilità prosegue anche in vacanza ma alle buone intenzioni poi purtroppo non seguono i fatti e non solo per colpa degli utenti. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato dall’app Junker su un campione di oltre 10mila persone.
Se andiamo ad approfondire, ad esempio, il tema dell’alloggio, che è l’aspetto su cui si concentra maggiormente il sondaggio della piattaforma, il 63% dei rispondenti, circa 6700, è pronto a tenere in considerazione la sostenibilità dell’alloggio nella scelta per le proprie vacanze. Di questi, il 38,8% sarebbe disposto addirittura a pagare un 5-10% in più per alloggi realmente sostenibili. Poi però il 40,9% del target non sa rispondere alla domanda se effettivamente la struttura ricettiva presso cui ha alloggiato fosse o meno ecosostenibile.
Ma cosa si aspettano da una struttura che si definisce ecosostenibile? In primis, bidoni per la differenziata (86,4%), poi l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile (65,9%) e regolatori di flusso per i rubinetti (45%).
Meno considerati i prodotti sfusi/km zero offerti durante i pasti (32,3%) e i dispenser per shampoo, sapone, etc. (29,5%). Scaviamo un po’ nel meccanismo di scelta dell’alloggio: gli annunci menzionano gli aspetti di sostenibilità? La sorpresa è che, secondo il campione, solo il 10,8% degli annunci contiene info sulla sostenibilità, mentre ben il 44% li menziona raramente o mai.
Ecco dove è il gap: la sostenibilità non è ancora un driver dell’offerta di alloggi. A differenza dei prodotti di largo consumo, per la vendita di soggiorni non è infatti percepita come un fattore di competitività.
E quella piccola percentuale di annunci (10%) che menziona elementi di sostenibilità, ha mantenuto la selling proposition? Circa il 35% dei rispondenti afferma che l’annuncio rispecchia effettivamente le reali condizioni della struttura, mentre il 63% dice solo in parte. Quindi sembra proprio che, anche ove sia considerata dagli host come fattore competitivo, la sostenibilità sia per oltre metà delle volte niente altro che greenwashing.
Gli host seriamente impegnati nella sostenibilità sono anche raccolti sotto certificazioni turistiche green e in piattaforme a dichiarata vocazione green. Gli italiani le conoscono? Ben il 42,7% non conosceva nessuna delle certificazioni proposte (tra queste, Legambiente Turismo, Associazione Italiana Turismo Responsabile, Eco Bio Turismo Icea e Travelife).
E quella parte del campione che invece non considera la sostenibilità dell’alloggio un fattore rilevante? Sono quasi 4mila (3939 per la precisione) e il 69,2% di loro si concentra soprattutto sulla praticità/economicità dell’alloggio. Il 55% afferma di non considerare il criterio della sostenibilità perché è oggettivamente difficile trovare alloggi che possano essere riconosciuti e definiti come sostenibili.
«Concludiamo – riferisce la nota di Junker – con il ”dato della speranza”: l’88% del totale concorda che la sostenibilità di una struttura ricettiva debba essere uno standard generalmente valido e non l’eccezione e che un host attento a questo aspetto sia di buon esempio per i propri ospiti. E il 75,8% si è sentito almeno una volta a disagio quando non ha avuto a disposizione i bidoni per fare la raccolta differenziata nella struttura dove alloggiava, che davvero ci sembra il dato minimo della sostenibilità di un alloggio».
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