
La proposta dovrebbe arrivare a ore sul tavolo del presidente di Tim Rossi ed è già stato reso noto sarà valida fino al 31 marzo
Il cda di Cassa Depositi e Prestiti ha dato il suo via libera a Cdp Equity per inviare un’offerta non vincolante, congiuntamente a Macquarie Asset Management, per l’acquisto della costituenda NetCo, che ricomprenderà la rete infrastrutturale e la partecipazione in Sparkle.
La proposta dovrebbe arrivare a ore sul tavolo del presidente di Tim Salvatore Rossi ed è già stato reso noto sarà valida fino al 31 marzo.
Secondo indiscrezioni riportate dall’Ansa, l’offerta non vincolante di Cdp e Macquarie migliora, come aveva spinto a fare il cda di Tim, quella presentata a febbraio da Kkr; sul piatto ci sono sempre 20 miliardi ma con diverse condizioni che porterebbero più liquidità a Tim.
La proposta di Kkr è strutturata infatti, approssimativamente,su 10 miliardi di debito e 10 di equity (tanto verrebbe valorizzata Fibercop in cui il fondo americano ha investito due anni fa 1,8 miliardi aggiudicandosene il 37,5%). La Cassa offrirebbe più cash, fino a 10 miliardi, e poi 8 miliardi di debito più un earn-out da 2 miliardi che verrebbero pagati all’avveramento di alcune condizioni.
Entrambe le proposte restano comunque ben distanti dai 31 miliardi delle valutazioni di Vivendi, lo scontro si potrebbe così spostare in assemblea e lì, alla conta, risulterebbe determinante il voto dei fondi e quindi del mercato.
La Borsa quando è arrivata l’offerta Kkr si era espressa a favore e aveva invece mostrato cautela su un possibile intervento di Cdp per il grande nodo rappresentato dalle remedies che l’Antitrust potrebbe imporre e che potrebbero impattare sul perimetro occupazionale.
Cdp, che è azionista con il 9,8% di Tim, con Macquarie controlla invece Open Fiber, rispettivamente al 60% tramite Cdp Equity e al 40% tramite Fibre Networks Holdings, il principale concorrente del gruppo telefonico almeno sulla fibra.
Lo stesso ceo di Cdp Equity, Francesco Mele, aveva ammesso le difficoltà aggiungendo che al di là degli “aspetti tecnici da chiarire” era pronto a “valutare e fare il possibile” per procedere.
Era stato lo stesso Mele poi ad aprire a una collaborazione con Kkr. “Abbiamo rapporti con tutti – ha affermato Mele – e ci piace lavorare con altri investitori, quindi anche con Kkr”.
Anche la strada che si apre davanti al fondo americano peraltro ha degli ostacoli, prima di tutto deve disinnescare il Golden Power, i poteri speciali con cui il governo può mettere veti o paletti all’investimento straniero nelle società strategiche italiane. Da qui l’ipotesi di una trattativa che porti ad allineare gli interessi di tutti.