Dopo oltre 14 ore di trattativa al Ministero del Lavoro è stato raggiunto nella notte l’accordo tra azienda e sindacati sulla cassa integrazione per i lavoratori ex Ilva.
L’accordo prevede cassa integrazione straordinaria per 4.050 dipendenti, di cui 3.500 a Taranto, per 12 mesi rinnovabile per ulteriori 12. La decorrenza sarà retroattiva, a partire da marzo 2024, e ai dipendenti in cassa verrà riconosciuto il 70% della retribuzione annua lorda. Il piano di cassa integrazione si chiuderà a giugno 2026.
Nel prossimo anno è prevista una produzione di 4,5-5 milioni di tonnellate con la rimessa in marcia dell’altoforno 2 tra gennaio e febbraio. La ripartenza vedrà una preliminare fase di accensione di circa un mese che è ottobre 2024 per l’altoforno 1 e gennaio 2025 per il 2. Dalla primavera 2026 l’ex Ilva di Taranto riavrà tutti i suoi tre altiforni (1, 2 e 4) in attività.
Soddisfatti i sindacati: «nell’accordo prevediamo che, con il percorso di ripartenza, siano garantiti tutta l’occupazione e la continuità salariale con un’integrazione dignitosa per le persone che per vivere devono lavorare», ha dichiarato in una nota Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil sottolineando che “nell’accordo c’è un piano di ripartenza che i commissari straordinari dovranno mettere in pratica, c’è la tutela occupazionale perché non sono previsti esuberi e soprattutto alla fine di questo percorso ci sarà la possibilità per tutti di rientrare al lavoro“.