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Fase 3, Colao difende il suo Piano per la ripartenza: “Sono soddisfatto. Ora tocca a Conte”

Il pacchetto genera tensioni nella maggioranza e questo non aiuterà gli Stati generali dell’Economia in partenza venerdì

La nostra parte l’abbiamo fatta. Volevamo aiutare il Governo ad uscire dalla paralisi nella quale si trova il Paese e possiamo dire che la nostra missione è stata compiuta. Ora tocca alla politica”. Così Vittorio Colao, il capo della task force Covid-19, mette la parola fine al suo incarico. Designato dal premier in persona per guidare un Comitato ad hoc per la gestione della Fase 2 della pandemia, predisponendone l’uscita, Colao ha consegnato proprio ieri i risultati del suo lavoro, un rapporto di circa 50 pagine in cui spiega come ripartire (leggi qui per approfondire).

In un colloquio con La Stampa di Torino si è dichiarato molto soddisfatto del lavoro svolto e si è detto pronto a tornare alle sue mansioni di sempre. Il “massimo sforzo possibile”, lo definisce Colao, per “un piano di modernizzazione a tutto campo e di rimozione delle arretratezze del Paese”. Per Colao però si tratta di un aiuto al Governo, nessuno può fare miracoli. “Parliamoci chiaro – ha spiegato – non sarebbe neanche giusto nutrire chissà quali aspettative miracolistiche sul nostro pacchetto. Ma qui si tratta di aiutare il Governo a uscire da questa crisi, trasformando l’emergenza in opportunità”.

Il manager rimane con i piedi per terra. “Con 102 proposte totali mi accontento se il Governo ne fa sue almeno una quarantina”, ha sottolineato a cominciare dal capitolo per lui più importante, ovvero quello legato alle imprese e al lavoro perché secondo lui “quelli sono i nodi più intricati da sciogliere, altrimenti il Paese non riparte”.

E tra le prime cose si tratta di “favorire l’emersione attraverso opportunità di Voluntary Disclosure ai fini della regolarizzazione, prevedendo un meccanismo di sanatoria e incentivazione e riducendo contribuzione e cuneo fiscale e di introdurre la Voluntary Disclosure sul contante e altri valori derivanti da redditi non dichiarati, a fronte del pagamento di un’imposta sostitutiva e dell’impiego per un periodo minimo di tempo di una parte significativa dell’importo in attività funzionali alla ripresa”.

Proprio però sul fronte delle proposte di sanatorie su lavoro nero e denaro contante emergono tensioni nella maggioranza. Il ministro per i Rapporti con il parlamento, Federico D’Incà prova a smorzare gli animi ed invita alla cautela. “Bisogna stare attenti a parlare di sanatorie – ha detto. – Dobbiamo stare attenti a costruire un Paese dove esiste la meritocrazia. Nelle schede di Colao ho visto tanta voglia di portare meritocrazia e far crescere il nostro Paese, poi la politica deciderà su quali temi puntare maggiormente e quali decidere che non fanno parte del programma di Governo“. 

Anche Nicola Zingaretti richiama tutti alla calma: “Il virus ha portato una crisi economica e sociale drammatica. Per fortuna, anche grazie all’Italia stanno arrivando decine e decine di miliardi di euro. Non sprechiamo questa occasione, i soldi vanno spesi bene. Se non ora quando? E’ ora che c’è la grande occasione, una grande massa di risorse ed ora è il momento di aggredire i nodi. Questo governo lo deve fare ascoltando la società e anche chi sta all’opposizione. Non si può perdere questa occasione storica“.

Getta invece benzina sul fuoco l’opposizione con il leader della Lega Matteo Salvini che sottolinea che “l’Italia non può permettersi una maggioranza che litiga su tutto“.

E in questo clima di tensione venerdì pomeriggio si apriranno a Villa Pamphili gli Stati generali dell’economia convocati da Conte. Il calendario degli incontri, nell’arco di quattro o cinque giornate, è in fase di elaborazione ma dovrebbe partire dai rappresentanti dell’opposizione. Con la maggioranza il presidente del Consiglio dovrebbe confrontarsi tra oggi e domani per preparare gli incontri con gli interlocutori. Sabato dovrebbe essere il giorno dedicato ai colloqui di profilo europeo e internazionale, con il collegamento in videoconferenza, tra gli altri, della presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen e del presidente del parlamento europeo David Sassoli. Lunedì prossimo invece dovrebbero cominciare i colloqui con le parti sociali. “Il passaggio degli Stati Generali sarà determinante. Il Piano nazionale che l’Italia metterà a punto per accedere ai fondi messi a disposizione dalla Commissione europea dovrà essere tarato su misura del sistema produttivo del nostro Paese e quindi soprattutto sulle Piccole e Medie Imprese – ha detto l’ex premier Enrico Letta. – Molto dipenderà dunque da noi, dalla risposta del Governo. E nessuno potrà più dire, se le cose vanno male: ‘È colpa dell’Europa””.

di: Maria Lucia PANUCCI

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