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L’Antitrust boccia l’ops di Intesa su Ubi

“Non è autorizzazbile perché rafforzerebbe la sua posizione dominante in molti mercati”

L’ops lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca rischia di non superare le forche caudine dell’Antitrust. In un documento dell’autorità trapela infatti che “l’operazione allo stato degli atti non è suscettibile di essere autorizzata“. E tra le ragioni principali ci sono i dubbi sull’accordo fra Intesa e Bper che era stato pensato per evitare problemi con eccessive concentrazioni di mercato. L’Antitrust ritiene infatti che la concentrazione tra Intesa e Ubinon sia allo stato degli atti suscettibile di essere autorizzata in quanto idonea a produrre la costituzione e/o il rafforzamento della posizione dominante di Intesa in numerosi mercati senza che l’accordo per la cessione di un ramo d’azienda a Bper possa essere preso in considerazione, quale intervento volto a risolvere le criticità concorrenziali“.

Pesante la posizione che Ubi Banca ha portato all’Antitrust: per l’istituto guidato da Victor Massiah l’ops “eliminerebbe dal mercato non solo un operatore capace già oggi di esercitare una significativa pressione concorrenziale, ma anche l’unico competitor tra quelli di medie dimensioni capace di avviare un percorso di consolidamento nel mercato bancario nazionale in modo indipendente e, dunque, di creare nel breve/medio periodo un terzo polo alternativo a Intesa e Unicredit“.

La banca ha inoltre spiegato di aver valutato integrazioni con Mps, Bpm e con la stessa Bper, con cui ha avuto colloqui esplorativi nell’autunno 2019; a tal proposito la banca modenese ha precisato come le interlocuzioni si fossero fermate alla fine dello scorso anno perché Ubi si focalizzasse “su altre priorità, quali l’elaborazione del proprio piano industriale poi presentato in febbraio“.

Sulla questione è intervenuta anche Intesa Sanpaolo rimarcando come le acquisizioni passate di Ubi abbiano riguardato solo piccole realtà locali in condizioni particolari e come il piano presentato a febbraio fosse “stand alone”. “Non risultano elementi di fatto da cui possa desumersi che Ubi stesse effettivamente procedendo ad aggregazioni con altri operatori, né tanto meno che tali aggregazioni le avrebbero consentito di raggiungere le dimensioni di Intesa Sanpaolo e Unicredit“, chiosa nel documento. L’ops di Intesa su Ubi è “connotata da profili pro-competitivi, in quanto, distanziando il posizionamento di Intesa da quello di Unicredit può limitare il rischio di collusione tacita e di effetti di coordinamento, tipici di contesti in cui operano pochi soggetti con analogo posizionamento. Inoltre permetterebbe di trasferire una parte sostanziale delle efficienze create ai consumatori“. 

Nessuna decisione è stata comunque ancora presa dall’Antitrust che fa sapere di aver fatto solo un valutazione preliminare. “Allo stato attuale – si legge in una nota – è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione“.

Si arriverà a una decisione finale nella seconda metà di luglio.

di: Maria Lucia PANUCCI

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