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Si fa tanto parlare di Recovery Fund. Di cosa si tratta?

Ecco tutto quello che c’è da sapere e che è stato deciso finora

Negli ultimi tempi non si fa altro che parlare di Recovery Fund, un tema di strettissima attualità, di cui si continuerà a discutere per molto tempo. Di cosa si tratta? Più volte ne abbiamo parlato, facendo anche un confronto con l’altra tema del momento, ovvero il Mes (leggi qui), ma una rispolveratina non fa di certo male…

Il Recovery Fund, o Next generation EU come lo ha battezzato la Commissione europea, è lo strumento messo in campo dall’Unione europea per rilanciare le economie dei 27 Paesi membri travolte dalla crisi del Covid-19. Dopo quattro giorni di negoziato, i più lunghi della storia dell’Unione, i Capi di Stato e di Governo europei hanno previsto di incrementare il bilancio su base temporanea, tramite nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari, per un ammontare pari a 750 miliardi di euro (390 di contributi a fondo perduto e 360 di prestiti).

All’Italia spetterà la fetta più consistente, ovvero 209 miliardi ripartiti in 81,4 miliardi in sussidi e 127,4 miliardi in prestiti. Una magra consolazione dato che i soldi non arriveranno affatto subito ma, se tutto va bene, non prima del 2021. E dato che l’emergenza è adesso, ce ne facciamo ben poco della notizia di aver ricevuto la somma più alta.

L’iter per ottenere questi soldi è infatti tutt’altro che semplice. I singoli Governi nazionali dovranno inviare alla Commissione europea i Piani di ripresa e di resilienza entro fine aprile 2021, come ha ripetuto la stessa presidente von der Leyen (guarda qui). Bruxelles poi avrà a disposizione fino a 8 settimane per esaminare e proporre al Consiglio Ecofin l’approvazione del Piano. Quest’ultimo dovrà dare l’ok ai singoli piani a maggioranza qualificata entro quattro settimane.

I piani devono rispondere a dei requisiti particolari per avere il placet europeo? Certo che sì. La Commissione europea ha definito delle Linee guida che i Governi dovranno prendere in considerazione nella stesura dei piani. Tra i criteri principali c’è la sostenibilità ambientale, la produttività, l’equità e la stabilità macroeconomiche. La Commissione europea ha proposto che almeno il 20% degli investimenti provenienti dal Fondo per la Ripresa vada a finanziare la transizione digitale. 

di: Maria Lucia PANUCCI

LEGGI ANCHE: Recovery Plan: dal green, al digitale al taglio delle tasse. Ecco su cosa punta

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