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Confindustria, Italia settima potenza manifatturiera al mondo

Tra i migliori anche nella classifica degli esportatori mondiali

Il centro studi di Confindustria ha stilato la classifica degli scenari industriali mondiali nel 2019 e ha analizzato l’impatto successivo della pandemia a partire dal primo lockdown.

Nella classifica 2019 dei principali produttori manifatturieri, l’Italia è arrivata settimana con una quota del 2,2%, davanti a Francia e Regno Unito ma dietro l’India. Le prime posizioni sono rimaste nelle mani di Cina e Stati Uniti. Per quanto riguarda l’export, il Belpaese occupa le prime tre posizioni in 8 raggruppamenti settoriali su 12: un ottimo risultato, secondo solo alla Germania.

Con l’arrivo della pandemia la produzione manifatturiera è diminuita di oltre il 40%, anche se la crisi ha colpito in modo molto diverso i vari settori: la produzione di prodotti in pelle ha subito un crollo del 92,8%, mentre ad esempio il settore farmaceutico è sceso solo del 5,5%. In estate l’intero comparto ha avuto un grosso recupero con un incremento del 76%, mentre con l’approssimarsi della seconda ondata di contagi le prospettive sono crollate, causando un grosso rallentamento.

«Il deficit di crescita è strutturale – hanno spiegato gli economisti di Confindustria agisce su di esso la graduale erosione della domanda interna, che limita la possibilità per i produttori nazionali di trovare spazio sul mercato domestico». Sono crollati anche gli investimenti pubblici, mentre quelli privati si sono risollevati.

Uscire dalla pandemia significherà vedere grossi cambiamenti in tutto il panorama produttivo, ed è presumibile che si verificherà una grande svolta green, con le industrie italiane impegnate nella sfida della sostenibilità competitiva. Già adesso c’è un ridotto impatto in termini di rifiuti solidi prodotti, grazie alle attività di riciclo e recupero che hanno ri-immesso sul mercato l’83% dei rifiuti speciali italiani, una percentuale che in Germania scende all’81%, in Francia al 71%, nel Regno Unito si attesta al 60% e che rimane a 53% nella media europea.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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