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Cgia, l’inefficienza della Pa costa alle imprese italiane 109 miliardi all’anno

Bisogna da un lato semplificare tutto il quadro normativo e dall’altro accelerare il processo di digitalizzazione dei soggetti pubblici

Le inefficienze della Pa costano alle imprese 109 miliardi di euro all’anno. A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre secondo cui la lentezza burocratica pesa per 57,2 miliardi, i ritardi nei pagamenti ai fornitori per 51,9 miliardi.

«L’Italia può contare su punte di eccellenza della macchina pubblica da far invidia al resto d’Europa, ma mediamente – rivela la Cgia – la nostra Pa funziona poco, male ed è un freno allo sviluppo. Si pensi che, in virtù del Regional competitiveness index (Rci), nell’Ue le Regioni italiane si posizionano tutte oltre il 200esimo posto in graduatoria su 268 territori monitorati da questa ricerca».

La conferma di questo esito così negativo emerge anche dalla lettura dell’ultima indagine effettuata nel 2019 dal Parlamento Europeo. Ebbene, la complessità delle procedure amministrative in capo alle aziende costituisce un problema per quasi 9 imprenditori italiani su 10. Nessun altro paese dell’Area dell’Euro ha registrato uno score peggiore del nostro. Rispetto alla media dei 19 Paesi monitorati, l’Italia sconta un differenziale di ben 18 punti percentuali in più.

«Il coacervo di norme, di regolamenti e di disposizioni varie presenti in tutti i settori – prosegue la nota – continua a ingessare il Paese, rendendo la vita impossibile soprattutto a coloro che vogliono fare impresa. E mai come in questo momento, oltre a riformare la nostra Amministrazione statale sarebbe necessario semplificare il quadro normativo, riducendo il numero delle leggi attraverso l’abrogazione di quelle più datate, ricorrendo ai testi unici, evitando così la sovrapposizione legislativa che su molte materie ha generato incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza dei tempi ed adempimenti sempre più onerosi. Siamo certi che tutto questo darebbe un forte impulso alla produttività del personale pubblico, spesso costretto a sottostare a procedure organizzative rigide e insensate che disincentivano la voglia di fare. E’ altresì necessario accelerare il processo di digitalizzazione di tutti i soggetti pubblici, imponendo il dialogo tra le loro banche dati per evitare la duplicazione delle richieste che periodicamente travolgono cittadini e imprenditori ogni qual volta si interfacciano con un ufficio pubblico».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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