
I commercianti al minuto si adeguano alle nuove esigenze causate dalla pandemia. La risposta? Ricorso allo smartphone e realtà aumentata
Lo shopping si aggiorna: è l’unica via di scampo per quei punti vendita che l’adozione delle misure sanitarie e di sicurezza ha messo a durissima prova nell’ultimo anno e mezzo.
L’indagine condotta dall’agenzia di ricerche di mercato Foresight Factory, incaricata da Snapchat di analizzare nel dettaglio il panorama degli acquisti alla luce della crisi post-pandemica, ha messo in luce soprattutto la necessità di affidarsi all’arricchimento elettronico della nostra percezione sensoriale garantito dalla realtà aumentata (RA), che permette di simulare virtualmente l’effetto dei prodotti selezionati sul suo acquirente, a cominciare dai vestiti: per dare un esempio si è valutato che il ricorso a questa tecnologia avrebbe ridotto la percentuale di capi restituiti al mittente e rimborsati del 37%. Un numero niente affatto ininfluente, visto che la cifra risparmiata sarebbe stata pari a 272 milioni di euro.
Oltre a prevenire eventuali errori di valutazione – principalmente legati alla scelta della taglia, la ragione dietro quasi la metà della percentuale precedente – la RA fornirebbe elementi aggiuntivi in grado di dare maggiore sicurezza ai potenziali clienti, che ne hanno già fatto uso sì solo in minima parte (13%), ma che hanno riconosciuto in considerevole maggioranza (56%) il beneficio di questa processo ai fini dell’acquisto.
Vantaggi per chi vende e per chi compra, quindi, e una spinta non indifferente per una soluzione ancora poco familiare agli italiani come il commercio online, deterrente per molti – indicativamente due persone su cinque – per via dell’impossibilità di avere esperienza diretta, tattile e visiva, coi prodotti, in particolare nel campo dell’abbigliamento, del make-up, dei mobili e del lusso.
Non è da sottovalutare, infine, il caro vecchio smartphone come piattaforma di appoggio per i consumatori, prediletto soprattutto dagli under40, un supporto non solo per le spese a distanza – ormai consuetudine per il 42% degli italiani – ma anche per quando ci si trova fisicamente già in negozio e si vogliono ottenere maggiori dettagli sull’articolo adocchiato o farsi un’idea generale del prezzo di mercato, prassi consolidata per oltre la metà degli intervistati.
di: Andrea BOSCO
FOTO: ANSA / MATTEO BAZZI
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