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Il famoso “pezzo di carta” non basta più: i neo-laureati italiani restano senza lavoro

A tre anni dalla fine dell’università, più di due italiani su cinque non riescono a uscire dalla disoccupazione

Kerouac amava definire le università come “nient’altro che scuole di galateo per la non-identità middleclass”: chissà se è questo il motivo alla base del basso tasso di assunzione di neo-laureati rilevato in molte aree del nostro Continente e nella quasi totalità delle Regioni italiane.

Certo è che, considerando un intervallo di tre anni dal conseguimento del massimo titolo di studio, molti giovani rimangono ancora senza lavoro: a registrare il problema sono soprattutto le regioni europee meridionali, guidate in negativo, come anticipavamo ieri, da Calabria e Sicilia (leggi qui).

Le due ex colonie della Magna Grecia, ferme rispettivamente al 32,1% e al 33,3%, si ricongiungono idealmente alla loro vecchia madrepatria, visto che i suoi territori centrali registrano un dato pari al 32,2%.
Completano la bottom five la nostra Campania, al 37,6%, e la Macedonia occidentale, arrivata al 37,8%.

Il resto del fondo classifica è ancora tutto per il Mediterraneo, con Basilicata (39,9%), Tessaglia (41,2%), Puglia (41,5%), Sardegna (42,7%) ed Egeo meridionale (45,4%) a completare a chiudere la decina delle maglie nere dell’istruzione accademica.

Si tira un sospiro di sollievo ma si resta comunque sotto la media nazionale del 56,8% nel Lazio (53,4%) e in Umbria (54,9%), mentre si migliora vistosamente procedendo a macchia di leopardo lungo tutto il Centro-Nord, dall’Abruzzo (59,9%) alla Liguria (60,2%), dalle Marche (61,7%) al Piemonte (64%), fino alla virtuosa Toscana, dove i neo-laureati assunti sono precisamente due su tre.

Non è pervenuto il dato valdostano, ma sappiamo che a superare la soglia del 70% sono Friuli-Venezia Giulia e Lombardia, appaiate al 70,7%, Emilia-Romagna (71,4%), provincia autonoma di Trento (71,5%) e Veneto (74%).

Tutto bene per questa dozzina di Regioni, dunque? Mica tanto, visto che la pietra di paragone resta sempre la media europea del 78,7% e l’unico nostro territorio ad andare oltre quel valore è la provincia autonoma di Bolzano, che registra l’85,1%, un numero più in linea con l’eccellenza garantita dall’Europa settentrionale.

Appaiono quasi irraggiungibili, dunque, le cifre conseguite dai nostri vicini del Nord, soprattutto i tedeschi, in cima alla classifica dei virtuosi con la Coblenza (96,4%), la Media Franconia (97,5%) e l’Alta Franconia, che totalizza un impressionante en plein.

di: Andrea BOSCO

FOTO: ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

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