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Assegno universale, via da gennaio. Cosa sapere

A chi spetta, quali sono le condizioni e le quote spettanti. Le risposte alle domande più frequenti

Dopo il via libera del Consiglio dei ministri lo scorso 23 dicembre (leggi qui), partiranno da gennaio le domande per l’Assegno universale per i figli. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

L’Assegno unico è la nuova misura che lo Stato mette a sostegno delle famiglie con figli. La sua natura universale si riferisce alla novità più importante del provvedimento: nessuna soglia per ottenere il contributo.

Sebbene sarà possibile presentare domanda a partire da gennaio, i contributi verranno erogati da marzo, insieme allo scatto della nuova Irpef a quattro aliquote, e sarà previsto un conguaglio per il recupero dei due mesi. Il termine ultimo sarà, invece, il prossimo giugno, con la possibilità di recuperare i mesi precedenti.

L’Assegno scatterà dal settimo mese di gravidanza fino al 21esimo anno di età, per tutti i residenti in Italia, compresi gli extracomunitari residenti da più di due anni. Secondo le stime, saranno coinvolte 7,3 milioni di famiglie per un totale di 11 milioni di assegni tra i 50 euro (per Isee pari o superiore a 40 mila euro) e 175 euro mensili (per Isee pari o inferiore a 15 mila euro). Il beneficio medio annuo calcolato ammonta a circa 1.000 euro

In caso di famiglie con figli disabili sono previste maggiorazioni senza soglia d’età: per i minorenni si riceveranno 105 euro al mese in più “in caso di non autosufficienza”, 95 euro “in caso di disabilità grave” e 85 euro “in caso di disabilità  media”. In presenza di maggiorenni disabili e fino a 21 anni si riceveranno 50 euro al mese in più, mentre oltre i 21 anni si continuerà a ricevere un assegno tra 85 e 25 euro. Sono previste maggiorazioni anche per famiglie con quattro o più figli.

L’Assegno unico, ricordiamo, non concorre alla formazione del reddito e sarà compatibile con altre eventuali misure a favore dei figli e con il Reddito di cittadinanza.

Coloro che già ricevono il Rdc non dovranno presentare alcuna domanda ma la quota spettante dell’Assegno unico verrà decurtata dalla quota per i figli prevista dal Reddito di cittadinanza.

Inoltre, come previsto, “se il secondo genitore non interviene a completare la domanda, il primo genitore, ovvero il richiedente, riceverà solo il 50% dell’assegno”.

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA/LUCA ZENNARO

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