
I voti contrari sono stati 22, i favorevoli 23. Vediamo cosa prevede il testo
La riforma del catasto passa per un voto. E’ stato infatti bocciato l’emendamento soppressivo del testo presentato dal centrodestra in commissione Finanze alla Camera.
La riforma voluta da Draghi è dunque salva ma la maggioranza si è spaccata con Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia che hanno votato a favore della proposta di soppressione dell’art.6 della delega fiscale relativa alla revisione del catasto. I contrari sono stati 23, i favorevoli 22 e nessun astenuto.
Da un lato c’erano il premier Mario Draghi, il ministro dell’Economia Daniele Franco e i tecnici del Mef, che hanno minacciato la caduta del Governo qualora non passasse il via libera alla riforma. Dall’altro il centrodestra, preoccupato che il nuovo sistema normativo potesse andare a colpire i risparmi degli italiani con un aumento delle tasse.
Il centrodestra dice infatti no a nuove tasse e la casa, in Italia, non può essere considerata bene di lusso. Lo ha fatto presente il leader di Fi Silvio Berlusconi nel corso della telefonata con il premier Mario Draghi, nella quale ha ricordato di avere tolto Imu e di essersi sempre impegnato a diminuire la tassa sulla casa. Ed il centrosinistra ha colto la palla al balzo per creare ancora più tensione: «il centrodestra ha appena tentato di far cadere il governo #Draghi sul riordino del #catasto. Non vi è riuscito per un soffio. Abbiamo tenuto. Sembra una fake news, in uno dei giorni più drammatici della nostra storia recente. Purtroppo è una notizia vera. Sono senza parole», ha scritto invece su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta.
Immediata la risposta della Lega: «i partiti irresponsabili sono quelli che vogliono tassare le case degli italiani per fare cassa, non la Lega che sta cercando in tutti i modi una mediazione per scongiurare l’ennesima batosta per milioni di persone», ha detto Massimo Bitonci, capogruppo della Lega nella commissione Bilancio della Camera.
Ma cosa prevede la riforma del catasto? Sono previste modifiche legislative per fare emergere immobili e terreni non accatastati correttamente o “fantasma” cioè proprio non registrati e per i quali i proprietari non pagano tasse. Un nodo non da poco in termini di introiti per lo Stato. La delega punta su strumenti e modelli organizzativi che facilitino la condivisione dei dati e dei documenti, in via telematica, tra l’Agenzia delle entrate e i competenti uffici dei Comuni.
La riforma prevede poi che ciascuna unità immobiliare abbia, oltre alla rendita catastale determinata secondo la normativa attualmente vigente, anche il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base, ove possibile, ai valori normali espressi dal mercato. Sulle modalità di assegnazione di questo ulteriore parametro non è indicata una via precisa.
E ancora, per le unità immobiliari riconosciute di interesse storico o artistico, vengono introdotti sgravi che tengono conto dei costi manutenzione e conservazione. Aumenta poi il numero delle zone catastali delle città. La superficie degli immobili residenziali non sarebbe più calcolata ed espressa in vani catastali, ma in metri quadrati. Si procede anche a una nuova classificazione degli edifici, che con la riforma saranno distinti tra “ordinari” e “speciali”.
Il timore, da più parti, è quello di un aumento delle tasse. Ipotesi che al momento non è concreta. L’articolo 7 della delega precisa che le nuove informazioni non saranno utilizzate “per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali“. Cioè Imu, imposte di registro, tasse di eredità o donazione e reddito Isee. Inoltre, i nuovi dati catastali verranno resi disponibili “a decorrere dal 1° gennaio 2026“. Quindi prima di quella data rimane tutto invariato.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: SHUTTERSTOCK
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