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Ambrosetti, Franco: Pil pro capite del Sud è 55% del Nord

Sul Pnrr: “non basta spendere, occorre realizzare un’opera che funzioni”

Prosegue a Sorrento il forum Ambrosetti Verso Sud, dopo l’apertura dei lavori di ieri (abbiamo raccontato qui la prima giornata della kermesse dedicata al Meridione). Oggi è intervenuto dal palco il ministro dell’Economia Franco che ha subito puntato il dito sul divario economico fra Settentrione e Mezzogiorno.

«Dopo una fase di grande recupero nel dopoguerra, dagli anni ’80 non sono stati fatti sostanziali progressi. Il Pil pro capite è al Sud il 55% di quello del Nord» ha spiegato Franco, precisando che si tratta di un “divario enorme“.

In particolare, fra gli elementi che più identificano la spaccatura Nord-Sud, il ministro cita la qualità dei servizi pubblici e la formazione: «nel Mezzogiorno la quota di giovani che completa il ciclo di scuola superiore è di 7 punti percentuali più bassa che nel Centro-Nord. Molti giovani emigrano portando altrove il loro capitale umano – spiega Franco – Credo che le risposte di politica economica allo scarso sviluppo delle Regioni del Sud non potranno mai essere efficaci se non affronteranno il divario nella formazione dei giovani e la spinta all’emigrazione».

Per irrobustire i tassi di crescita poi “è cruciale imprimere una forte accelerazione all’economia del Mezzogiorno e riavviare la convergenza tra le due aree del Paese“, ricorda Franco, che ha precisato anche come il Pnrr sia “un’opportunità nuova” ma insufficiente da sola.

Avere accesso a un pacchetto ingente di risorse è quindi importante, ma lo è altrettanto saper spendere i fondi e riuscire a implementare in modo efficace i progetti, valutando con attenzione “questioni di metodo“: «non basta spendere, occorre realizzare un’opera che funzioni».

«La realizzazione del Piano richiede quindi uno sforzo organizzativo inedito, a cominciare dal coordinamento tra i tanti livelli istituzionali coinvolti», amministrazioni locali in primis.

Il Pnrr, conclude, “non può limitarsi ad essere una parentesi di riformismo e di attivismo amministrativo al termine della quale si torna alla situazione precedente“, ma sia una strategia “complessiva” che oltrepassi i propri limiti temporali.

di: Marianna MANCINI

FOTO: ANSA/GIUSEPPE LAMI

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