
Il quadro normativo sulle mascherine al lavoro cambia in base al settore, pubblico o privato. Ecco dove sta per sparire l’obbligo di dispositivi di protezione
Nonostante si proceda gradualmente verso l’allentamento di tutte le restrizioni imposte dalla pandemia, in Italia fa ancora discutere il tema delle mascherine, in particolare nel mondo del lavoro.
Il Consiglio dei ministri ha infatti approvato l’eliminazione del dispositivo di protezione individuale all’interno di cinema, teatri e luoghi sportivi al chiuso, prorogandone invece l’obbligo nei mezzi di trasporto (ad eccezione dell’aereo). Per quanto riguarda i lavoratori del settore pubblico e privato, però, le regole rimangono invariate.
Questo significa che per i lavoratori del settore privato permane l’obbligo fino al 30 giugno di mascherina; parliamo di negozi ma anche uffici e fabbriche. Nel settore della Pubblica amministrazione invece è rimasta solo la raccomandazione di indossare il dispositivo di protezione individuale, con alcune importanti eccezioni.
Nel privato dunque, allo scadere del Protocollo anti-Covid del 2021 concordato da aziende e sindacati, quindi al 30 giugno, si pensa che potrà decadere l’obbligo in assenza di nuove prescrizioni dettate dall’andamento della pandemia in Italia. Dal primo luglio insomma la mascherina potrebbe essere solo raccomandata anche per i lavoratori del privato.
Nel settore pubblico al momento detta legge una circolare firmata dal ministro della PA Brunetta in cui la mascherina ffp2 è semplicemente raccomandata, in particolare per chi lavora a contatto con il pubblico o con persone fragili e chi si trova in un ambiente di lavoro condiviso come le stanze comuni e la mensa.
Per quanto riguarda le eccezioni, ricordiamo che la mascherina rimarrà obbligatoria per lavoratori, pazienti e visitatori di ospedale e strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali, incluse le Rsa. L’obbligo è altresì valido per il personale a bordo di treni, trasporto pubblico locale e navi, con l’unica eccezioni degli aerei.