
Draghi: “l’economia italiana continua a crescere, ma previsioni piene di rischi. Occorrono interventi strutturali”
«L’economia italiana è forte ma le previsioni di crescita sono piene di rischi, primo tra tutti l’aumento del costo della vita». Inizia così la conferenza stampa a Palazzo chigi del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, con i ministri del Lavoro Orlando e dello Sviluppo economico Giorgetti, dopo l’incontro con i sindacati avvenuto stamattina.
Secondo Draghi bisogna pensare a famiglie e lavoratori, dando loro stabilità di fronte a rincari e precarietà troppo evidenti. Propio a questo scopo occorre un coinvolgimento pieno con le parti sociali. «Dobbiamo intervenire per favorire l’occupazione, per lottare contro le diseguaglianze che si aggravano gravemente e difendere salari e pensioni e per fare questo occorre essere insieme: serve il coinvolgimento pieno del governo con le parti sociali – ha insistito il premier. – Nella riunione di oggi abbiamo stabilito prima di tutto un metodo di lavoro: prevediamo incontri su una serie di temi, l’energia prima di tutto, la trasformazione di settori produttivi importanti, come automotive e acciaio, poi il Pnrr, su cui esiste un tavolo permanente ma si vuole renderlo più attivo e importante, e poi la legge di bilancio. Ma anche un tavolo sul precariato, alla luce degli ultimi dati emersi negli ultimi giorni».
Sono due in particolare i temi importanti: i contratti ed il cuneo fiscale. «Un altro appuntamento con i sindacati è previsto tra due settimane quando il Governo avrà varato un decreto corposo per famiglie ed imprese e in quell’occasione, prima di discuterlo in cdm, avremo un altro incontro con le forze sociali. Ma il Governo ha già fatto tanto – continua il premier. – per famiglie e imprese con interventi da 33 mld. Cifra che una volta era di una-due manovre di bilancio mentre ora sono per mitigare i prezzi per i più fragili».
Ora però è importante intervenire con riforme strutturali. Secondo Draghi un tema da affronatre subito e con urgenza sono i contratti. E’ necessario incrementare il netto salariale e garantire contratti collettivi a quelle categorie che ancora sono scoperte. «La contrattazione collettiva è uno dei punti di forza del nostro modello industriale, non accettabile che alcuni contratti siano scaduti da tre o 9 anni – ha detto. – Oggi a livello europeo è stata approvata la direttiva sul salario minimo e il governo intende muoversi in questa direzione». A questo proposito è intervenuto anche il ministro Orlando che ha sottolineato che oltre due milioni di lavoratori italiani sono senza contratto.