
Così, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, il leader della Cgil, Maurizio Landini, alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi con il governo
«Osservo innanzitutto che mentre c’è da affrontare una vera emergenza salariale, la maggioranza di governo in Parlamento vota contro il salario minimo proponendo, al contrario, i contratti di prossimità che rispondono a una logica pericolosa e regressiva».
Così, in un’intervista al Quotidiano Nazionale, il leader della Cgil, Maurizio Landini, alla vigilia dell’incontro a Palazzo Chigi con il governo. Quanto alle richieste sulla manovra, Landini ha aggiunto: «Di fronte alla pandemia salariale, noi proponiamo di portare dall’attuale 2%, già ottenuto con il governo Draghi, al 5% la decontribuzione sui redditi fino a 35 mila euro e di detassare gli aumenti previsti con i contratti nazionali, assegnando loro, attraverso la via legislativa, un valore generale e sancendo cosi’ un salario minimo e diritti e tutele per tutte le forme di lavoro. Ma riteniamo, ugualmente, sia necessario introdurre un meccanismo automatico di indicizzazione delle detrazioni all’inflazione (il drenaggio fiscale)».
Altri nodi su cui insistere: «Anziché superare, come noi proponiamo, la precarietà, si reintroducono i voucher, che considerano il lavoro merce, senza diritti e senza tutele. Mentre cresce la povertà, la legge di Bilancio annuncia il superamento del reddito di cittadinanza. Noi, invece, proponiamo di migliorarlo, non di cancellarlo», ha spiegato.
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