
A Potenza parlano i sindacati mentre a Roma il CdM si riunisce per varare il nuovo decreto Lavoro
Il primo leader nazionale a parlare sul palco della manifestazione unitaria dei sindacati a Potenza è stato il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. «Primo maggio di lotta, non di festa, di mobilitazione. Per sottolineare ancora una volta le condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici, dei giovani che non hanno lavoro, degli anziani che hanno lavorato una vita e spesso non riescono a vivere sereni. Per ricordare i 75 anni della Costituzione. Antifascista. Come è bene ricordare il sacrificio e il lavoro dei partigiani. Quella lotta diede vita alla nostra Costituzione», ha detto.
«Oggi il governo ha deciso finalmente di occuparsi di lavoro. Peccato siano passati sei mesi dal suo insediamento. Hanno fatto una grande propaganda sul fatto che oggi, giornata di festa, loro lavorano”, ha detto ancora il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, dal palco di Potenza. “È l’occasione per ringraziare tutti quei lavoratori e tutte quelle lavoratrici che oggi lavorano e non per scelta, che garantiscono gli ospedali, i pronto soccorso, i servizi, il turismo, le forze dell’ordine. E magari è l’occasione per riconoscere le libertà sindacali che non sono pienamente riconosciute proprio a coloro che sono posti a difesa della sicurezza degli italiani e delle istituzioni democratiche», ha aggiunto.
Secondo Bombardieri si posso trovare altre risorse per sostenere i lavoratori magari con gli extraprofitti, tassando le banche, le grandi aziende, le big pharma. «Continuiamo a rivendicare la detassazione degli aumenti contrattuali. Serve recuperare il potere d’acquisto dei salari e oggi sette milioni di lavoratori e lavoratrici aspettano il rinnovo», ha detto ancora e rivolgendosi al governo ha ribadito che “la scelta di intervenire sul cuneo fiscale è una novità positiva, ma è una prima risposta, che se non confermata con ulteriori risorse rischia di sparire a dicembre“.
Pronto al dialogo il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, che, salendo sul palco dopo Bombardieri, ha detto: «bisogna ripartire dalla centralità del lavoro. Il filo del dialogo con il governo nelle ultime settimane è caduto, con troppi provvedimenti approvati senza coinvolgere le parti sociali. Quel filo deve essere ripreso e rafforzato. Reso stabile e affidabile. La qualità e la stabilità del lavoro siano l’assillo costante delle istituzioni, come ha detto il capo dello Stato».
Secondo il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che ha giudicato “irrispettosa” la decisione di riunire l’esecutivo proprio oggi, l’Italia non è più, come recita la Costituzione, una Repubblica fondata sul lavoro, ma “una Repubblica fondata sullo sfruttamento, sulla precarietà, sulla povertà e sul fatto che si può essere poveri anche lavorando”. «Il governo sta mettendo delle toppe ma serve una strategia. Non si può andare avanti a colpi di propaganda. Oggi è il momento di rilanciare con forza la mobilitazione. Le ragioni ci sono tutte e rimangono. Bisogna cambiare le politiche economiche e sociali che sono sbagliate», ha detto dal palco di Potenza.
Landini ha spiegato di aver chiesto l’apertura di “una trattativa” anche sulla riforma fiscale. «Nel metodo abbiamo posto il tema che un confronto non può avvenire la domenica sera e la sera prima che il Consiglio dei ministri decida: è un problema anche di sostanza. E non abbiamo visto alcun testo, anche questo non è un metodo per noi accettabile. Vuol dire non riconoscere ai sindacati il ruolo che possono svolgere. Il decreto sul lavoro allarga la precarietà, liberalizza i contratti a termine e aumenta i voucher, fa cassa sul reddito. Non è quello che serve al nostro paese e non è il metodo per affrontarlo», ha aggiunto.
Sul cuneo fiscale Landini ha chiarito che si tratta di un provvedimento che “va nella direzione delle richieste fatte, un primo risultato ma è una tantum, perché non è strutturale in quanto vale per i prossimi cinque mesi, parte da luglio, non è neanche conteggiato sulla tredicesima, e stiamo parlando di un aumento di 50/60 euro al mese che si aggiungono a quelli che erano stati già ottenuti, è una misura importante ma transitoria e insufficiente per rispondere al problema della tutela del potere d’acquisto dei salari“.
I sindacati, ha fatto infine sapere, si mobiliteranno finché non avranno risposte concrete.
FOTO: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI