
Le vulnerabilità italiane si concentrano, in valore, nella filiera delle commodity, della chimica e dell’energia
In Italia le vulnerabilità nelle forniture riguardano il 16% dell’import in valore e il 7% delle varietà di prodotto. A dirlo è il Centro studi di Confindustria in Catene di fornitura tra nuova globalizzazione e autonomia strategica, un volume pubblicato online e che sarà presentato a settembre.
Si tratta di percentuali in linea con quelle registrate per la Germania e per la Francia. Le vulnerabilità italiane si concentrano, in valore, nella filiera delle commodity, della chimica e dell’energia.
«L’iperglobalizzazione dei primi anni Duemila ha lasciato il posto a una fase di globalizzazione lenta – rilevano gli economisti di via dell’Astronomia. – Tuttavia, la globalizzazione resta profonda e complessa, con dinamiche eterogenee lungo le sue molteplici dimensioni. Le catene globali del valore si sono dimostrate molto robuste e persistenti. Le tensioni sino-americane, il conflitto russo-ucraino, la divisione in blocchi dei paesi ‘like-minded’ e un’accelerazione degli interventi protezionistici a livello globale complica lo scenario mondiale».
Dallo studio emerge la necessità di rafforzare le catene di fornitura, specie in produzioni strategiche, come quelle che guidano la transizione green e digitale.
FOTO: ANSA