
All’associazione degli industriali non è piaciuta molto la Nadef, notoriamente un anticipo della Manovra
Confindustria traccia un quadro fosco della Manvora. Una situazione fotografata anche dall’Abi che, almeno per le imprese, vede una contrazione dei prestiti e un peggioramento della loro qualità. Tutto lascia presagire un brusco rallentamento, soprattutto dopo i dati sulla crescita tedesca, ma – avverte il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, “in Italia non possiamo permetterci un’altra recessione”,
Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti nella premessa alla Nadef spiega che il rapporto debito-pil “si ridurrà marcatamente dopo il 2026” e che il governo “continuerà a seguire una politica di consolidamento della finanza pubblica”.
Gli industriali intanto vedono nero soprattutto per la crescita: “dopo la caduta nel secondo trimestre, – scrivono nella congiuntura flash – il Pil italiano è stimato debole anche nel terzo e le attese sul quarto non sono migliori: al calo di industria e costruzioni si affianca la battuta d’arresto nei servizi. Non si fermano i rialzi dei tassi Bce, il credito è in caduta insieme alla liquidità, il costo dell’energia torna a salire. Ne risentono consumi e investimenti, mentre latita la domanda estera”.
A questo si aggiunge il drenaggio di fondi dalle famiglie con mutui: “l’effetto auspicato dalla Bce è un raffreddamento della domanda interna, cioè investimenti e consumi (che già si osserva), nel tentativo di ridurre l’inflazione. Per le famiglie, questo avviene facendo lievitare la spesa per interessi sui prestiti, anche quelli già in essere, in particolare i mutui per l’acquisto di un’abitazione; a ciò si sta associando anche un freno all’erogazione di nuovi prestiti“.
La stretta sui tassi ha così un impatto considerevole soprattutto sulle famiglie che hanno mutui casa. L’aumento dei tassi è di +2,84 punti percentuali fino a luglio 2023, lo stock di mutui è di 425 miliardi di euro, di cui vanno considerati solo quelli a tasso variabile, stimati al 38% del totale (162 miliardi). Risulta un aggravio di interessi annui pari a +4,6 miliardi, in aggregato. Che pesa da subito, nel 2023, dato che le rate sui mutui variabili si aggiornano mese per mese.
Il problema del credito viene evidenziato anche dall’associazione bancaria italiana che elaborando gli ultimi dati Bankitalia segnala come i prestiti siano in calo del 2,4% a giugno rispetto allo stesso mese del 2022, ma con il Sud in controtendenza con un aumento medio dello 0,5% e il Molise che registra +1,4%. Sono in diminuzione i prestiti alle imprese -3,4 % a livello nazionale mentre crescono dell’1% i finanziamenti alle famiglie e in tutte le aree del Paese.
Sul totale delle sofferenze, spiega l’Abi, 14,4 miliardi di euro sono riconducibili alle imprese, 2,6 miliardi per mutui per acquisto abitazioni e 1,2 miliardi per credito al consumo.
Nel secondo trimestre del 2023, a livello nazionale e nelle singole aree territoriali si registrano riduzioni rispetto al trimestre precedente delle sofferenze e delle inadempienze probabili, mentre sono in aumento i prestiti scaduti o sconfinanti, primo segnale di peggioramento della qualità del credito: il fenomeno interessa tutte le diverse aree di Italia.
(foto IMAGOECONOMICA)