
Al termine dell’Ecofin, il vice presidente della Commissione Dombrovskis è stato netto: “Il 3% sul deficit-Pil è effettivamente il limite massimo, e non un obiettivo”
La riunione dei ministri dell’economia ha compiuto “qualche progresso la cui dimensione non è ancora chiara” e tuttavia il negoziato continua. Lo riporta Radiocor citando una fonte.
Si starebbe registrando un certo grado di convergenza sulla necessità definire dei riferimenti numerici sia per la riduzione del debito sia sulla riduzione del deficit pubblico. Resta ovviamente il problema non secondario della dimensione di tali riferimenti, che sarà oggetto di una dura trattativa.
In ogni caso è molto presto per parlare di novità sostanziali nel negoziato. La discussione è stata “costruttiva” ha indicato la ministra spagnola Nadia Calvino. Il prossimo appuntamento è per il 9 novembre quando la stessa Calvino presenterà ai ministri una proposta con i testi legislativi per cercare di chiudere questa partita negoziale entro l’anno.
Valdis Dombrovskis, vice presidente della Commissione, è stato netto, dicendo che non vede margini per concordare una “golden rule” sugli investimenti, nella riforma del Patto di stabilità e di crescita e ribadisce che il 3% sul deficit-Pil “è effettivamente il limite massimo, e non un obiettivo”, peraltro la proposta della Commissione “mantiene questa logica”.
Dombrovskis è intervenuto nella conferenza stampa al termine dell‘Ecofin, durante il quale si è tornati a discutere della revisione delle regole Ue sui conti pubblici. Interpellato sulle richieste di “golden rule”, cioè di scomputo delle spese per investimenti di altro tipo dal calcolo dei deficit, «la proposta della Commissione prevede già degli incentivi per gli investimenti, se vanno in linea con le priorità Ue – ha risposto -. Consente agli Stati membri di estendere il periodo di aggiustamento da quattro fino a sette anni».
«Al tempo stesso stiamo ascoltando attentamente le discussioni tra i paesi membri e sulle nuove possibilità. Da quello che sentiamo – ha affermato – non ci sta nessun consenso vicino sulla cosiddetta golden rule».
Dombrovskis è stato poi interpellato sulle dichiarazioni del ministro delle Finanze della Germania, Christian Lindner, che ha rimarcato come il 3% al deficit-Pil vada inteso come un limite massimo (il tedesco ha anche chiesto di creare un requisito supplementare al ribasso per “i tempi normali”). «Vorrei sottolineare che il 3% è effettivamente un limite massimo nel sistema attuale». E non un obiettivo: «nel sistema attuale gli obiettivi sono quelli strutturali di medio termine – ha ricordato Dombrovskis -. Il 3% è il limite e la nostra proposta mantiene questa logica. Quindi mentre gli Stati membri attuano i loro piani, che devono portare il deficit su una traiettoria di calo sostenibile, devono prudentemente mantenere i disavanzi sotto il 3% del Pil».
Più morbida la posizione del ministro dell’economia francese Bruno Le Maire, che ritiene che in questa fase è meglio concentrare il negoziato sulle regole di bilancio su un solo elemento (che poi è quello sul quale si registra il contrasto tra i governi): «La mia proposta è di concentrarsi sulla questione della sostenibilità del debito prendendo in considerazione la situazione dei diversi stati membri con l’obiettivo di ridurlo gradualmente». Successivamente si passerebbe a discutere sugli altri aspetti della riforma, tra cui la riduzione dei deficit.
Le Maire ha detto che «l’obiettivo non è avere un livello di debito più basso possibile ma un debito sostenibile e compatibile con il livello di crescita e di investimenti indispensabili per la transizione climatica e per la difesa in un contesto internazionale particolarmente difficile».
Il ministro francese ritiene importante che il negoziato arrivi a una conclusione rapidamente perchè ne va della credibilità politica della Ue: «Le nuove regole vanno adattate alla nuova situazione dell’economia e delle finanze pubbliche dopo la pandemia e la crisi inflazionistica. Il debito è l’indicatore chiave per definire le nuove regole: occorre che si riduca in modo credibile e progressivo».
Infine Le Maire ha detto che «occorre continuare ad avanzare nella discussione con Francia e Germania mano della mano perché ci sia un accordo finale che passi per un’intesa franco-tedesca: continueremo a lavorare in queste settimane per arrivare a un’intesa (a due) che sia la base per un’intesa più globale» sulla riforma delle regole di bilancio. Sta di fatto che finora la posizioni sulla questione della sostenibilità del debito fra Francia e Germania sono lontane.
Le Maire ha detto che l’obiettivo è raggiungere un accordo entro l’anno e che non si può parlare di specifici aspetti della riforma delle regole di bilancio che “bloccano” la discussione. «Certo ci sono difficoltà importanti nel negoziato, ma possiamo mantenere il nostro obiettivo. Ci sono valutazioni diverse sugli indicatori di riferimento per il debito: alcuni li vogliono più stretti, altri vogliono più flessibilità nel meccanismo. Si discute sul fatto che la quota di riduzione del debito deve essere la stessa ogni anno oppure deve dipendere dalla valutazione che tenga conto almeno di una media di cinque anni, per esempio. Ciò ha conseguenze importanti…».
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