Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha approvato, in esame definitivo, il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che regolamenta l’alienazione di una quota della partecipazione detenuta dal Mef in Poste Italiane, al fine di determinare il mantenimento di una partecipazione dello Stato al capitale di Poste, anche per il tramite di società direttamente o indirettamente controllate dal Ministero dell’economia e delle finanze, superiore al 50%. Lo si legge nella nota diffusa dopo il Cdm.
Il lavoro sul Dpcm era iniziato da mesi, una bozza circolata lo scorso marzo prevedeva infatti che lo Stato mantenesse una partecipazione non inferiore al 35%. Dopo le polemiche il governo aveva assicurato e ne aveva parlato durante un’audizione in Parlamento il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti, che la cessione di una nuova quota di Poste non avrebbe portato la quota pubblica sotto il 51%.
Il testo tiene conto dei pareri espressi dalle competenti Commissioni parlamentari. Quello di Poste – controllata per il 29,26% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, per il 35% da Cassa Depositi e Prestiti e per la residua parte da investitori istituzionali e retail – è uno dei tasselli del piano di privatizzazioni attraverso con cui l’esecutivo spera di incassare 20 miliardi di euro in tre anni.