Le imprese hanno oggi difficoltà nel reperire personale di cui hanno bisogno, in particolar modo le aziende artigiane, impegnate e pronte ad accettare la doppia sfida della transizione digitale ed ecologica. Sono proprio i 4,4 milioni di micro e piccole imprese italiane che danno lavoro a 11,1 milioni di addetti a consentire all’Italia di essere il secondo Paese manifatturiero d’Europa. Delle sfide, criticità e successi ne abbiamo parlato con il presidente di Confartigianato Imprese Marco Granelli, intervistato negli studi romani di Business24tv dal nostro direttore editoriale Matteo Vallero.
Presidente, veniamo subito alle note dolenti, parliamo di rincari delle materie prime e inflazione. Quali sono i settori più colpiti e come stanno reagendo le imprese?
«A oggi c’è una forte pressione sui prezzi di acquisto delle materie prime dall’estero rispetto al periodo antecedente l’invasione dell’Ucraina. I settori maggiormente colpiti sono quelli che operano ad alta intensità energetica, rincari dell’ordine anche del 20%. Parliamo di produzioni di oli e grassi animali, prodotti calce e gesso, prodotti prefabbricati, raffinazione petrolio, la carta, prodotti da forno ecc. I costi non hanno ancora finito di alzarsi. Penso per esempio al grande tema dell’energia che anche in questi mesi ha avuto una impennata che rende difficoltoso tornare ad una situazione di normalità. Percentualmente abbiamo un costo dell’elettricità aumentato del 9,9% rispetto alla media Ue. Le nostre imprese nel biennio 2022-23 hanno pagato 11 miliardi e 800 milioni in più. Questo gap con l’Ue ci rende meno competitivi e ci impone di fare delle riflessioni per fare meglio rispetto al passato».
Quali settori aziendali sono più in difficoltà in questo momento? Lei spesso ha fatto riferimento alla moda e al manifatturiero, quali le maggiori criticità?
«La moda è il comparto che in assoluto ha avuto la mazzata più grande. Nei primi 6 mesi del 2024 abbiamo avuto sull’ordine di 10 milioni in meno sulle esportazioni parliamo di 1 miliardo e 800 milioni in meno di ricavi. In forte difficoltà anche la metallurgia, il legno, l’arredo, l’orologeria, sono tutti ambiti che non hanno raggiunto il picco drammatico che ha avuto la moda. Abbiamo chiesto al ministro Urso di poter prendere dei provvedimenti utili con richieste precise, come sospendere pagamenti all’erario, poter dare cassa integrazione in deroga a tutte le aziende, una moratoria sui prestiti con una norma che non vada ad intaccare i redditi aziendali. Provvedimenti e misure che potrebbero dare quella boccata di ossigeno che stiamo aspettando».
L’intervista completa a Marco Granelli (Presidente Confartigianato Imprese) è andata in onda sul canale 410 del digitale terrestre
Cosa servirebbe per una decisa inversione di tendenza?
«Oggi l’indipendenza energetica sarebbe da incentivare e implementare sempre di più. Dare quella possibilità di diversificazione e parlo, ovviamente di rinnovabili. Ma le cose da chiedere sono tante, su tutto normare e dare aiuti a quello che è il vero sistema produttivo di questo Paese, il mondo dell’imprenditoria».
Le imprese lamentano da tempo carenza di personale e professionalità cosa si sta facendo al riguardo e quali sono quelle più coinvolte da questo problema?
«Nel 2023 c’è stata una richiesta da parte di tutto il mondo delle imprese di 5 milioni e mezzo di lavoratori, solo che il 45% non si è trovato. L’ambito della piccola e media imprese è quello più coinvolto da questo fenomeno e fa emergere un tema importantissimo che è quello della formazione soprattutto per le grandi trasformazioni che stanno avvenendo, sull’impatto dell’intelligenza artificiale e sul green. Dobbiamo essere al passo con tali cambiamenti. La politica formativa va di pari passo con quella demografica, ci sono oggettivamente sempre meno giovani. Noi stiamo lavorando sui tirocini con l’alternanza scuola-lavoro, chiediamo una maggiore connessione in questo senso. Anche se c’è un grande problema culturale che è quello del gap tra lavoro manuale e intellettuale».
Non possiamo non affrontare lo sviluppo delle nuove tecnologie e l’avvento dell’intelligenza artificiale, qual è il gap digitale dell’Italia anche a confronto con l’AI?
«Il gap è importante, parliamo di una arretratezza digitale del nostro Paese, pensiamo che solo il 43% degli italiani usa sistemi digitali per dialogare con la PA e l’Italia nell’erogazione dei servizi pubblici è 23esima. Abbiamo una lacuna che dobbiamo assolutamente colmare e in fretta. Recuperare il gap vorrebbe dire anche tradursi in una maggiore competitività delle nostre aziende. È stato avviato un importante percorso di semplificazione dal ministro Zangrillo, al fine di arrivare a un ineludibile ammodernamento, non più rimandabile. Le aziende riescono a essere sempre più resilienti e anche i grandi della moda sono convinti che il futuro è artigiano, per molto tempo si è confuso l’artigianale con qualcosa di fatto male. Invece si sta sempre più andando verso un ravvedimento e una presa di coscienza di quanto sia pregiato e di valore il nostro artigianato. Un vero valore aggiunto alla nostra economia. Basti pensare che l’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa. Questo vuol dire che non è il modello d’impresa ad essere sbagliato, ma semmai è il contesto in cui si muove l’impresa che forse è da modificare».
Ci può fornire un quadro dello stato di salute prima e le differenze poi tra il settore manifatturiero italiano ed europeo?
«Quando si parla dell’Italia si pensa ad un unicum con l’Europa ma non è così. In Europa ci sono 23,3 milioni di piccole e medie imprese. Oggi la nostra aspettativa è quella che ci sia un’Europa meno matrigna e più madre e che si occupasse di più di strategie economiche rispetto ai processi iper burocraticizzati che frenano le nostre imprese, che iniziano un percorso per i bandi, scoraggiati dalla difficoltà e dalla burocrazia. Quello che chiediamo al governo sempre è quello di lasciare che le imprese operino senza essere troppo disturbate, aiutate ad affrontare i grandi cambiamenti come quelli di sostenibilità a cui siamo chiamati. Chiediamo certezza, stabilità e chiarezza rispetto al nostro modello di impresa per un Paese che è fatto a taglia medio piccola. Non potremmo sopportare ulteriori tassazioni, noi produciamo anche un tipo di pil che non viene calcolato ma è quello sociale, che tiene in piedi molte piccole comunità ed è una cosa che deve essere messa al centro della politica e valutata nel giusto modo».
Dalle parole del presidente Granelli emerge come l’artigianato sia un mondo fatto di mille attività, molto più moderno di quanto si creda. Nel mondo dell’artigianato intelligenza e innovazione si possono fondere anche e soprattutto al servizio dei giovani, per questo l’Associazione Confartigianato punta così tanto su formazione e nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale, chiedendo a gran voce alle istituzioni di colmare quel gap digitale e non solo per rendere ancora più competitive le aziende del settore.