L’impatto economico della crocieristica non si esaurisce con il varo di una nave ma prosegue per decenni, moltiplicando sul territorio il valore di costruzione della nave stessa. Secondo Clia, l’associazione internazionale delle compagnie di settore, in Europa si contano più di 350 porti (di cui 60 in Italia) e ogni volta che una nave attracca in uno di essi genera sviluppo delle comunità costiere e dei fornitori della zona, anche perché le compagnie si impegnano a utilizzare e diffondere i prodotti locali. I crocieristi sono fonte di spesa diretta, che in media è di 700 euro per passeggero nelle città portuali durante una crociera di sette giorni, che in Italia ammonta in totale a 1,4 miliardi di euro l’anno. Inoltre, più del 50% dei crocieristi torna a visitare le località negli anni successivi, mostrando l’efficacia delle crociere quale strumento di marketing turistico e territoriale. A ciò si deve sommare la spesa delle compagnie per gli approvvigionamenti (2,4 miliardi euro l’anno), nei cantieri navali (2,6 miliardi) e per gli stipendi (3 miliardi l’anno).
Insomma, pur rappresentando solo il 2% del turismo mondiale, il settore crocieristico occupa una posizione strategica nello scenario economico internazionale, con effetti positivi diretti, indiretti e indotti. Ne abbiamo parlato con Francesco Galietti, direttore di Clia Italia.
Il 97% delle navi da crociera nel mondo è costruito in Europa, più della metà in Italia. Quanto vale ad oggi il settore sia nel Vecchio Continente che nel nostro Paese? Mi può fare un quadro generale sia in termini di contributo al Pil sia in termini di occupazione?
«Il settore crocieristico europeo contribuisce ogni anno più di 55 miliardi di euro di valore aggiunto all’economia dell’Unione Europea. La crocieristica in Europa, infatti, rappresenta una parte significativa del turismo e del trasporto marittimo, non solo in termini di costruzione e vendita delle navi, ma anche per l’indotto che essa crea, tra cui porti, servizi di supporto e turismo. In termini di occupazione, il settore crocieristico europeo dà lavoro a circa 400.000 persone, tra operai nei cantieri navali, personale di bordo, operatori turistici, e lavoratori nei porti. Di questi, un numero consistente è concentrato in Italia. Il valore del settore crocieristico italiano ha sfiorato i 15 miliardi di euro e rappresenta un’importante fetta dell’economia turistica e industriale nazionale. Le crociere contribuiscono significativamente al PIL italiano, sia direttamente, tramite l’industria della costruzione, che indirettamente, tramite il turismo e l’indotto generato dai porti italiani».
La crociera continua ad essere uno dei settori del turismo in più rapida crescita. Come mai?
«In realtà, il tasso di crescita del turismo crocieristico è paragonabile al quello generale, e si attesta a circa il 6% annuo. Per allargare l’inquadratura e parlare di numeri assoluti, le compagnie crocieristiche nel 2023 hanno registrato 31,7 milioni di passeggeri unici nel mondo e prevedono di arrivare a 40 nel 2028, mentre il traffico aereo parte da 4 miliardi e dovrebbe arrivare a 5. Questo vuol dire che l’incidenza dei crocieristi (10 milioni in più nei prossimi 4 anni) è minima rispetto al numero di viaggiatori aerei (1 miliardi). In percentuale è l’1%. Tuttavia, il settore è giovane essendo nato negli anni ’80, e si sta sviluppando con velocità, proponendo un’offerta sempre più diversificata ed elaborata. Il crocierismo rappresenta un settore turistico d’avanguardia e ciò lo rende altamente attrattivo. Le possibilità sono davvero numerose e questo ci fa essere fiduciosi per il futuro».

Francesco Galietti, direttore di Clia Italia (foto ufficio stampa)
Il settore è cambiato dopo il Covid?
«Sicuramente, la pandemia ha prodotto un impatto notevole sul comparto, come nella vita di tutti noi. C’è da dire che le crociere sono uscite di slancio dallo stop forzato e hanno aumentato i volumi di traffico rispetto al 2019. Voglio ricordare che è stato uno dei primi settori a ripartire, grazie a protocolli sulla sicurezza assai dettagliati elaborati velocemente in coordinamento con le istituzioni e le autorità. Questo ha acceso una speranza sulla ripartenza post Covid già nel 2020, ma poi ha anche permesso un recupero rapido. E soprattutto ha promosso l’introduzione di nuove normative, moderne ed efficaci, garantendo standard di sicurezza più elevata».
La sostenibilità del viaggio è diventata una condizione sempre più richiesta nelle scelte dei viaggiatori. Questo vale anche per questo settore?
«Assolutamente sì, è un fattore ormai importante e su questo le compagnie risultano essere molto all’avanguardia. Le compagnie hanno fissato l’obiettivo di arrivare a zero emissioni nette entro il 2050 per questo stanno lavorando intensamente per ridurre le emissioni, sia in mare che durante le soste, con continui progressi. Il settore sta investendo decine di miliardi in tecnologie innovative di propulsione che consentiranno alle navi di utilizzare fonti energetiche più pulite non appena queste saranno disponibili e sta compiendo passi avanti anche nell’uso di altre tecnologie affinché il comparto sia sempre più sostenibile. E questo non riguarda solo le crociere».
In che senso?
«Le navi da crociera rappresentano meno dell’1% ma sono all’avanguardia nell’uso di carburante alternativo, nel riciclo dei rifiuti a bordo nelle acque reflue, istallando sistemi di scrubbing come anche nell’elettrificazione delle banchine. I progressi saranno, poi, trasferiti anche a tutti gli altri settori del marittimo. La crocieristica svolge un ruolo di avanguardia. Certamente, per proseguire alla giusta velocità e raggiungere gli obiettivi di sostenibilità c’è bisogno del supporto dei governi e degli altri apparati industriali».
In generale quali sono ad oggi le mete più gettonate per fare una crociera? E chi fa più crociere, i giovani o gli adulti?
«Il mercato si è trasformato rapidamente ed oggi c’è una crociera per tutti i gusti. L’Italia rimane il Paese di destinazione preferito in Europa come meta di destinazione. Grazie ad oltre sessanta porti crocieristici, il nostro Paese registra oltre 5000 toccate nave ogni anno e un traffico di circa 14milioni di passeggeri movimentati (imbarchi, sbarchi e transiti). A livello globale, i Caraibi continuano ad avere il primato, anche perché è lì che sono nate le crociere. Tuttavia, è interessante vedere lo sviluppo di nuove rotte, come quelle che si stanno sviluppando nel Mare del Nord, tra i giacchi, nel Sud-Est asiatico o su rotte poco battute. Per quanto riguarda l’età, è sorprendente vedere come i crocieristi siano sempre più giovani. L’talia è il Paese con l’età media più bassa: circa 42 anni. Inoltre, da una nostra analisi è emerso che i Millennials sono i più propensi ad andare in crociera. Questo dimostra che il mercato si rivolge oggi, tendenzialmente, sempre più alle giovani generazioni. Questo, naturalmente, consente di guardare con fiducia al futuro».
Gli addetti bastano a soddisfare una domanda in costante crescita?
«Dopo la ripartenza post covid, in giro per il mondo ci sono sempre maggiori assunzioni e più lavoratori impiegati nel settore. Oltre a coloro che sono a bordo, c’è da calcolare anche tutto il personale di terra, per servizi diretti e indiretti. In ogni caso, si tratta di un comparto che vede la partecipazione di forza lavoro altamente qualificata e che, durante il servizio, aggiunge nuove competenze al proprio bagaglio di know how. Inoltre, grazie ai principi di equità ed inclusione che vengono applicati, si permette la creazione di ulteriore valore aggiunto, ricchezza di idee, esperienze, professionalità».
Scenari e trend per il futuro: quali sono le vostre previsioni?
«Sempre più persone hanno voglia di crociera. Quasi il 90% dei crocieristi afferma di voler ritornare su una nave e i due terzi di coloro che non si sono mai imbarcati sono aperti a fare una esperienza di questo tipo. In Europa le cose vanno bene, visto che rispetto al 2019 la quota di passeggeri del Vecchio Continente sul totale è salita di 2 punti percentuali. Crediamo che i passeggeri del futuro non possano essere incasellati in categorie precise, ma anzi rifletteranno l’enorme varietà dell’offerta croceristica. Solo per fare un esempio, oggi le crociere a tema stanno crescendo in varietà, rispondendo a gusti specifici. Oltre a quelle legate a serie TV, sport ed eventi come la Formula 1 o il Festival di Cannes, ci sono crociere culinarie, per motociclisti, fotografi, adulti, Lgbt e religiose. Le compagnie stanno inoltre sviluppando crociere per il benessere e quelle “multisensoriali” che uniscono arte, musica e cucina. Crociere enogastronomiche con chef stellati ed esperti di vini sono sempre più popolari, così come quelle ecoturistiche e per persone con disabilità, che garantiscono esperienze accessibili e personalizzate. Il settore si sta ampliando per soddisfare una clientela diversificata, abbracciando tutte le generazioni».
E’ chiaro che con 55,3 miliardi di euro di impatto economico e 400 mila posti di lavoro l’industria crocieristica si conferma uno dei settori chiave per l’economia europea che traina anche l’Italia. E’ uno dei pochi fenomeni che ha mostrato una crescita significativa a livello mondiale negli ultimi anni. Ora sta vivendo un periodo di grande sviluppo e, soprattutto, di grande cambiamento in un momento in cui la sostenibilità del viaggio è diventata una condizione sempre più richiesta nelle scelte dei viaggiatori. Ma il comparto, come ha sottolineato Galietti, è destinato a crescere anche nei prossimi anni, diventando sempre di più volano per lo sviluppo dei territori coinvolti.