Continua il viaggio di Business24 e di eToro nel mondo dei BRICS. Dopo i paesi fondatori e i nuovi membri, l’attenzione ora si sposta sui cosiddetti partner cioè quelle nazioni che, pur non avendo completamente gli stessi diritti degli altri paesi, potrebbero presto diventare membri attivi a tutti gli effetti. Tra questi, Gabriel Debach, market analyst di eToro analizza l’Algeria, una nazione che, grazie alla sua posizione geografica ed alle sue risorse energetiche, è un protagonista cruciale nel Mediterraneo.
L’Algeria è uno dei Paesi partner dei BRICS. Quale potrebbero essere i suoi vantaggi in caso di una sua ammissione futura? E quali quelli che può sfruttare già oggi?
«L’Algeria si è aggiunta alla lista dei partner BRICS lo scorso ottobre, durante il 16º vertice dei Capi di Stato tenutosi a Kazan. Già durante la riunione precedente, che si è svolta in Sudafrica, il Paese ambiva a entrare nell’organizzazione, ma è stato bloccato dal veto dell’India, che ha respinto la candidatura di Algeri perché, formalmente, la sua economia non era sufficientemente diversificata, soprattutto per l’eccessiva dipendenza dagli idrocarburi. Allo stato attuale, si può dire che l’Algeria abbia adottato un approccio pragmatico nei suoi rapporti con i BRICS. L’adesione alla New Development Bank (NDB) dei BRICS, raggiunta lo scorso agosto e inaugurata con il versamento da parte dei nuovi arrivati di 1,5 miliardi di dollari, rappresenta un primo passo significativo. Questo consente infatti al Paese di accedere a nuove fonti di finanziamento da destinare allo sviluppo di infrastrutture e progetti legati alla sostenibilità, potendo contare su un’alternativa alle istituzioni occidentali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, e ampliando i propri partenariati economici e politici oltre le relazioni tradizionali con l’Europa e gli Stati Uniti. Aderire alla NDB può offrire all’Algeria l’opportunità di consolidare legami con alcune economie emergenti e di attrarre investimenti esteri in settori strategici come energie rinnovabili, turismo e tecnologia. Per i BRICS, il coinvolgimento dell’Algeria espanderebbe l’influenza del gruppo in Africa settentrionale e nel Mediterraneo, regioni cruciali sia dal punto di vista energetico sia per la sicurezza globale. Grazie alle sue riserve di gas naturale e petrolio, l’Algeria può contribuire a rafforzare la cooperazione energetica tra i membri, offrendo un vantaggio competitivo in un momento in cui l’energia è una questione centrale nelle agende geopolitiche. Parallelamente, la creazione di zone di libero scambio con Paesi africani vicini, come Mauritania e Tunisia, dimostra un impegno verso l’integrazione economica regionale e il rafforzamento delle relazioni commerciali. Un’eventuale ammissione formale ai BRICS aprirebbe nuovi orizzonti, consolidando il ruolo dell’Algeria in un blocco economico che rappresenta un’alternativa ai tradizionali modelli di cooperazione occidentali. Questo consentirebbe al Paese di esportare non solo idrocarburi ma anche prodotti industriali e agricoli, rafforzando il commercio internazionale e favorendo la diversificazione economica. Inoltre, l’integrazione nei BRICS faciliterebbe l’accesso a progetti infrastrutturali su larga scala e a iniziative di sviluppo tecnologico, aumentando le opportunità di collaborazione sia bilaterali sia multilaterali.
Quando si parla di Algeria non si può fare a meno di pensare al suo apporto nell’ambito del settore energetico. È possibile fare una fotografia sulla situazione attuale?
«L’Algeria gioca un ruolo cruciale nel settore energetico a livello globale, grazie alle sue riserve di gas naturale, che superano quelle di petrolio per la rilevanza economica. Attualmente, il Paese è uno dei principali fornitori di gas naturale per l’Europa, e il primo dell’Italia, soprattutto per via della sua posizione geografica strategica e di una rete di gasdotti consolidata, come quelli che attraversano la Tunisia e il Marocco. Il Paese, tuttavia, si trova ad affrontare diverse sfide legate alla sostenibilità e alla diversificazione della propria economia, che stanno richiedendo un’evoluzione del settore energetico, chiamato anche a far fronte a un incremento della domanda sia interno che da parte dell’Europa. Il governo sta quindi cercando, da un lato, di limitare la dipendenza dalle esportazioni di idrocarburi, attraverso investimenti in energie rinnovabili e una maggiore apertura verso gli investitori stranieri, e dall’altro di modernizzare l’industria petrolifera e di gas per migliorarne l’efficienza. A tal fine, l’Algeria ha intrapreso delle riforme, varando una nuova legge sugli idrocarburi caratterizzata da un regime contrattuale più flessibile per l’esplorazione e la produzione, in particolari di risorse “non convenzionali”, nonché da riforme fiscali favorevoli agli investitori stranieri. Algeri, attraverso Sonatrach, la compagnia nazionale del petrolio e del gas, ha annunciato inoltre investimenti per 50 miliardi di dollari nei prossimi quattro anni. Tra questi, il progetto per lo sviluppo di giacimenti di gas nel sud-ovest del Paese, con una capacità produttiva di 14 milioni di metri cubi al giorno, distribuiti nei siti di Hassi Ba Hamou, Hassi Tidjerane e nel campo di Tinerkouk. Sotto la supervisione dell’ente statale di regolamentazione degli idrocarburi Alnaft, l’Algeria ha lanciato anche l’Algeria Bid Round 2024, un’iniziativa che mira a sbloccare il nuovo potenziale di petrolio e gas in sei siti chiave, tra cui M’Zaid, Ahara e Reggane 2. Tutto ciò è un chiaro segnale che l’Algeria non sta abbandonando il suo settore energetico tradizionale, anche se abbraccia la transizione energetica. La rinnovata attenzione del Paese per le sue vaste riserve di gas non convenzionale, tra cui lo shale e il tight gas, si riflette nei recenti memorandum d’intesa (MOU) firmati con i principali operatori internazionali come Exxon Mobil e Chevron. Con centinaia di trilioni di piedi cubi di riserve di gas non convenzionale in attesa di essere esplorate in bacini come Ahnet e Gourara, l’Algeria si sta consolidando come fornitore critico di gas per il mercato globale».
Nonostante il suo immenso potenziale sul fronte delle fonti energetiche rinnovabili, in primis il solare, l’economia algerina punta ancora sulle risorse energetiche fossili. Quali sono le strategie che il paese ha intenzione di adottare in vista di una possibile transizione energetica?
L’Algeria, pur essendo ricca di risorse energetiche tradizionali come petrolio e gas, sta progressivamente riconoscendo l’importanza di una transizione verso le energie rinnovabili, anche per la sua stessa sostenibilità energetica. Il governo algerino sta quindi lavorando per attirare investimenti sia nelle sue fonti tradizionali, sia in quelle rinnovabili, attraverso una legislazione più snella e volta ad attirare investimenti esteri. Uno degli elementi più ambiziosi della strategia di transizione energetica dell’Algeria è il suo affermarsi come produttore di idrogeno. In questo senso, recentemente c’è stata la firma del protocollo d’intesa tra Sonatrach, Sonelgaz e un consorzio di partner europei, tra cui VNG, Snam, Seacorridor e Verbund Green Hydrogen, per il Corridoio SoutH2, infrastruttura finalizzata a rifornire l’Europa di idrogeno verde. Parallelamente, in ottobre, Sonatrach e la spagnola Moeve hanno firmato un memorandum d’intesa per realizzare congiuntamente uno studio di fattibilità per lo sviluppo di un progetto integrato per la produzione di idrogeno verde e derivati in Algeria, finalizzato principalmente all’approvvigionamento del mercato europeo. L’idrogeno verde, prodotto attraverso l’elettrolisi dell’acqua utilizzando elettricità da fonti rinnovabili, si configura come un carburante pulito e si distingue per le sue potenzialità di sostituzione dei combustibili fossili anche in aree più difficili da decarbonizzare, come i trasporti. I piani di Algeri sembrano definiti, ma il successo delle strategie del governo dipenderà da tre aree chiave: partenariati pubblico-privati, investimenti infrastrutturali ed efficienza normativa. Intervenire sulla lentezza delle approvazioni dei progetti e sulle sfide operative potrà aiutare nel rafforzare le collaborazioni tra Sonatrach, Sonelgaz e gli operatori energetici internazionali, così da attirare competenze tecniche e capitali. L’Algeria deve dare priorità, inoltre, a investimenti sostanziali nelle infrastrutture energetiche, in particolare nella rete e negli impianti di esportazione dell’idrogeno, per garantire il successo dell’integrazione dei progetti rinnovabili e consentire il trasporto dell’idrogeno verde in Europa».
Il turismo è ancora una voce poco rilevante nel PIL algerino mentre l’agricoltura ne occupa una parte preponderante. Quali altre potenzialità presenta a livello economico il paese?
«Il potenziale inespresso dell’Algeria riguarda vari ambiti e investimenti mirati su infrastrutture e tecnologie potrebbero generare un importante valore per l’economia. L’agricoltura, ad esempio, ha un ampio margine di crescita nella sua produzione, specialmente in aree come i cereali, gli agrumi, l’olio d’oliva e la frutta secca. L’agroindustria, che si concentra sulla trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, è di conseguenza una delle aree con maggiore potenziale, in grado di generare occupazione e stimolare l’export. Inoltre, miglioramenti nelle tecniche agricole e nell’irrigazione potrebbero aumentare l’efficienza e ridurre la vulnerabilità del settore agricolo ai cambiamenti climatici. L’Algeria, inoltre, è ricca di risorse minerarie che potrebbero giocare un ruolo cruciale nel futuro della sua economia. Oltre agli idrocarburi (petrolio e gas), il paese ha abbondanti giacimenti di minerali come il ferro, il fosfato, il rame e l’oro. L’industria mineraria è una risorsa non ancora completamente sfruttata e potrebbe beneficiare di investimenti e tecnologie moderne per migliorare l’estrazione e la lavorazione. L’Algeria ha anche il potenziale per diventare un attore di rilievo nel settore delle terre rare, fondamentali per le nuove tecnologie, in particolare quelle legate alle energie rinnovabili e all’elettronica. Il governo di Algeri ha inoltre avviato riforme per stimolare la crescita dell’industria manifatturiera, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dalle importazioni e migliorare l’autosufficienza. Le opportunità sono ampie, in particolare nei settori della lavorazione dei metalli, della produzione di cemento, dell’industria chimica e della costruzione. Inoltre, con la crescente urbanizzazione e i progetti di infrastrutture in corso, il settore delle costruzioni potrebbe continuare a crescere, alimentato dalla domanda di edifici, strade e altre infrastrutture».
Nell’ambito della collaborazione tra Italia e Algeria è stato recentemente varato il cosiddetto Piano Mattei, di cosa si tratta?
«Il Piano Mattei, annunciato dal governo italiano sotto la guida di Giorgia Meloni, rappresenta una strategia di lungo periodo volta a rafforzare le relazioni economiche, energetiche e sociali tra l’Italia e i Paesi del Mediterraneo, con particolare attenzione all’Algeria. Il piano si ispira alla visione di Enrico Mattei, fondatore dell’ENI, che vedeva nella cooperazione con i Paesi fornitori di energia un’opportunità per promuovere lo sviluppo reciproco, andando oltre la semplice logica commerciale. In questo contesto, l’Algeria ricopre un ruolo strategico per la sua posizione geografica e per le risorse di gas naturale, già fondamentali per la sicurezza energetica italiana. Il Piano Mattei si propone di ampliare questa collaborazione includendo progetti orientati non solo al miglioramento delle infrastrutture per la distribuzione energetica ma anche allo sviluppo di energie rinnovabili. Questo duplice approccio mira a supportare una transizione energetica che non trascuri le necessità attuali ma che costruisca al contempo un modello più sostenibile per il futuro. Un altro aspetto centrale è il sostegno allo sviluppo economico diversificato dell’Algeria, con investimenti mirati nei settori agricolo e industriale. Ciò include programmi per modernizzare le infrastrutture e incrementare la produttività locale, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza algerina dalle esportazioni di idrocarburi. Allo stesso tempo, il piano incoraggia il coinvolgimento del settore privato e delle piccole e medie imprese italiane, viste come partner naturali in questo processo. Il terzo pilastro del Piano Mattei riguarda la cooperazione sociale. Attraverso iniziative per migliorare l’accesso ai servizi sanitari, l’istruzione e la formazione professionale, il piano intende creare un impatto positivo a livello umano, rafforzando il capitale sociale locale e contribuendo alla stabilità della regione. Tra le misure concrete, si segnala l’uso di tecnologie avanzate come la telemedicina per fornire servizi di qualità anche nelle aree più remote».
Questa strategia, conclude Debach, oltre a consolidare il ruolo dell’Italia come partner privilegiato per l’Algeria, si inserisce in una visione più ampia di cooperazione euro-mediterranea, cercando di coniugare interessi nazionali con il contributo allo sviluppo regionale.