Il settore della Creator Economy sta vivendo una crescita vertiginosa, con un impatto sempre più rilevante sull’ecosistema digitale globale. In Italia l’ultimo anno ha segnato un’evoluzione significativa nell’integrazione tra intelligenza artificiale e produzione di contenuti, ridefinendo il modo in cui Creator, aziende e piattaforme interagiscono. Ce ne parla Alessandro La Rosa, CEO & Founder di CreationDose, MediaTech company italiana, uno dei principali operatori in questo campo.
Partiamo dal principio: che cos’è la Creator Economy e quanto vale il settore in Italia ma anche nel mondo?
«La Creator Economy è un ecosistema economico che ruota attorno ai Creator digitali: individui o team che producono contenuti su piattaforme come YouTube, TikTok, Instagram e altre, monetizzando la propria audience attraverso sponsorizzazioni, prodotti digitali, abbonamenti, crowdfunding e altre forme di guadagno. Questo settore include non solo i Creator, ma anche aziende, piattaforme e strumenti che li supportano, come marketplace per brand e influencer, strumenti di editing avanzati e sistemi di gestione dei diritti digitali. La Creator Economy è nata dall’evoluzione del web 2.0 e dei social media, permettendo a chiunque di trasformare la propria passione in una professione digitale, senza passare dai tradizionali circuiti mediatici. Oggi, i Creator sono diventati veri e propri media autonomi, capaci di costruire community fedeli e di influenzare il comportamento d’acquisto. A livello globale, il settore ha un valore stimato oltre 250 miliardi di dollari e si prevede possa raggiungere quasi 500 miliardi entro il 2027, trainato dall’adozione crescente di contenuti video brevi, dall’integrazione dell’intelligenza artificiale e dal boom delle piattaforme di monetizzazione diretta. In Italia, il mercato si aggira intorno ai 400 milioni di euro, con una crescita costante grazie alla professionalizzazione del settore, all’espansione delle piattaforme e all’interesse crescente di brand e investitori per strategie di comunicazione basate su Creator e community».

Alessandro La Rosa, CEO & Founder di CreationDose foto ufficio stampa
A cosa attribuire il suo successo?
«Il successo della Creator Economy si basa su tre fattori principali:
- cambio nei modelli di consumo: le nuove generazioni si fidano più dei Creator che dei media tradizionali, vedendoli come autentici e vicini ai loro interessi;
- accesso facilitato alla creazione di contenuti: oggi, con uno smartphone e strumenti avanzati, chiunque può creare e monetizzare contenuti;
- evoluzione delle piattaforme: algoritmi sofisticati permettono ai Creator di raggiungere il pubblico giusto con maggiore efficacia.
I Creator non sono solo influencer, ma nuovi media a tutti gli effetti, capaci di costruire community fidelizzate e altamente ingaggiate. Questo è il contesto in cui CreationDose è nata e ha saputo affermarsi. La nostra crescita è il risultato di un approccio strategico che combina tecnologia, dati e creatività, permettendo ai brand di connettersi in modo autentico con le community digitali. Abbiamo creato un ecosistema che supporta i Creator dalla produzione di contenuti fino alla monetizzazione, consolidandoci come un punto di riferimento per la Creator Economy in Italia e non solo. Il successo che abbiamo raggiunto dimostra che investire nei Creator significa investire nel futuro del marketing e della comunicazione digitale».
L’introduzione di un codice Ateco specifico per l’influencer marketing riconosce formalmente la professione del Creator. Un traguardo importante, sbaglio?
«Esattamente, è proprio così. L’introduzione di un Codice Ateco specifico rappresenta un riconoscimento ufficiale del ruolo professionale dei Creator digitali. Fino a poco tempo fa, questa figura non aveva una chiara classificazione fiscale, il che creava incertezze a livello contrattuale e di tassazione. Ora, grazie a questa regolamentazione, i Creator possono operare con maggiore trasparenza e avere accesso a strumenti finanziari e previdenziali più adeguati alla loro attività. Tuttavia, c’è ancora molta strada da fare: si è creata confusione rispetto al lavoro dei Creator e degli attori, con ulteriori adempimenti burocratici che spettano all’azienda e rendono la crescita economica del settore in Italia più complessa, a differenza di altri paesi Europei dove è più semplice contrattualizzare Creator che fanno questo lavoro ancora in modo sporadico».
A quanto ammontano gli investimenti messi in campo? Bastano?
«A livello globale, miliardi di dollari sono stati investiti in startup e piattaforme legate alla Creator Economy. Tuttavia, in Italia il settore è ancora sottovalutato dagli investitori istituzionali, alcune volte collegandolo solo alla pubblicità e non al suo impatto complessivo. La crescita esponenziale dei Creator dimostra che c’è un enorme potenziale economico, ma servono più investimenti in formazione, piattaforme e modelli di monetizzazione scalabili per rendere il mercato più solido. Le grandi piattaforme hanno messo a disposizione fondi per sostenere i Creator e loro passioni, ma la vera sfida è creare un ecosistema sostenibile in cui tutti possano beneficiare della Creator Economy».
In generale, come supportare al meglio i creatori digitali? Quali passi da compiere?
«Per supportare i Creator digitali, è fondamentale agire su tre livelli:
- formazione e professionalizzazione: fornire competenze non solo creative, ma anche di business, negoziazione e gestione fiscale;
- strumenti e piattaforme: sviluppare soluzioni all-in-one per la gestione delle collaborazioni e la monetizzazione;
- opportunità di guadagno: creare modelli di revenue-sharing più equi e trasparenti.
CreationDose sta lavorando a tecnologie di Intelligenza Artificiale, pensate per supportare a 360° il lavoro dei Creator. Lo facciamo già con la nostra App Vidoser, una all-in-one app pensata per offrire servizi ai Creator, dalla formazione al supporto nelle collaborazioni».
Come l’AI sta impattando ed impatterà il settore sia a livello di singoli contenuti ma anche in ambito aziendale?
«L’intelligenza artificiale sta già rivoluzionando la Creator Economy in diversi modi:
- automazione della creazione: strumenti AI generano testi, immagini e video in pochi secondi;
- personalizzazione dei contenuti: algoritmi avanzati distribuiscono i contenuti in modo più efficace;
- analisi e monetizzazione: l’AI aiuta i Creator a ottimizzare la loro strategia di contenuti.
Dal lato aziendale, l’AI consente di scalare la produzione di contenuti per i brand, riducendo costi e migliorando la qualità. CreationDose ha lavorato ad un AI unica in Europa, che è verticale sui contenuti video per aiutare i Creator e gli operatori del mercato a lavorare insieme».
Il futuro della Creator Economy: cosa prevedete?
«La Creator Economy sta evolvendo verso una maggiore indipendenza dei Creator dalle piattaforme tradizionali. Alcuni trend chiave includono:
- Creator come brand: i Creator stanno lanciando linee di prodotti, piattaforme proprietarie e community a pagamento;
- nuovi modelli di business: oltre alle sponsorizzazioni, stanno emergendo modelli basati su abbonamenti e contenuti premium.
- AI e creazione ibrida: il futuro vedrà una stretta collaborazione tra Creator e strumenti AI per ottimizzare il tempo e migliorare la qualità dei contenuti».
Insomma l’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo il panorama della Creator Economy, contribuendo a una crescente professionalizzazione del settore e avvicinandoci sempre più a un riconoscimento formale della professione del creator. Tuttavia, ciò che il mercato continua a premiare è l’autenticità, la creatività e l’originalità dei contenuti: elementi che restano un presidio insostituibile dell’ingegno umano. La tecnologia è un potente alleato, ma il valore distintivo dei creator risiede nella loro capacità di emozionare, ispirare e innovare con la propria unicità.