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Usa, Trump stoppa il piano di aiuti e gela la Fed

Nuovo braccio di ferro tra il presidente ed i social. Un altro schiaffo sul vaccino arriva dalla Fda

Doccia fredda per i mercati e per la Fed. Donald Trump ha deciso di cancellare le speranze di nuovi stimoli monetari prima delle elezioni del 3 novembre ordinando lo stop alle trattative con i democratici e respingendo così la proposta della speaker Nancy Pelosi di un piano da 2.200 miliardi di dollari. Trump ha rimandato l’atteso piano a dopo il voto, promettendo che lo attuerà solo quando sarà rieletto. «Ho dato istruzioni ai miei di fermare le negoziazioni fino alle elezioni quando, subito dopo la mia vittoria, vareremo un grande piano di stimoli focalizzato sui lavoratori americani e le piccole imprese», ha scritto su Twitter.

L’annuncio è arrivato dopo che il presidente della Fed, Jerome Powell, aveva esortato il Congresso ad agire tempestivamente ponendo l’accento sui possibili rischi a cui l’America andrà incontro se i nuovi stimoli all’economia non arriveranno tempestivamente o saranno troppo contenuti.

Dal canto suo si è messa subito sul piede di guerra anche la Speaker della Camera Nancy Pelosi. «Oggi, ancora una volta, il presidente Trump ha mostrato i suoi veri colori mettendo se stesso prima, ai danni del Paese, con la piena complicità dei membri del Congresso – ha dichiarato in una nota. – Abbandonare le trattative sul Coronavirus dimostra che Trump non vuole annientare il virus».

Insomma la delusione è tanta anche perché le trattative fra Democratici e Repubblicani andavano avanti da settimane, con uno scarto di circa 600 milioni fra i 2.200 miliardi proposti dai Democratici ed i 1.600 miliardi proposti dalla Casa Bianca. Proprio la Pelosi, negli ultimi giorni, era sembrata ottimista sulla possibilità di raggiungere un accordo bipartisan, che ora invece è stato congelato.

E se continuano le polemiche per il fatto che Trump si è tolto la mascherina subito dopo essere arrivato alla Casa Bianca dove rimane sotto osservazione (leggi qui), è di nuovo scontro con i social network dopo che il presidente Usa è stato ancora una volta segnalato da Facebook e Twitter per aver diffuso false informazioni sul Covid-19. Nel mirino è finita una dichiarazione di Trump che, a detta dei due social, ha di nuovo minimizzato sulla pandemia: «La stagione dell’influenza sta arrivando! Molte persone ogni anno, a volte oltre 100 mila, nonostante il vaccino, muoiono per l’influenza. Chiuderemo il Paese? No, abbiamo imparato a conviverci, così come stiamo imparando a vivere con il Covid, nella maggior parte delle popolazioni molto meno letale!!!», ha scritto proprio all’indomani  del suo ritorno a casa dopo essere stato ricoverato per tre giorni a causa del Covid.

Facebook, come ha spiegato il portavoce Andy Stone a Cnn, ha rimosso il post perché violava le regole sulla disinformazione. Twitter, invece, non ha cancellato il messaggio che però ha marcato con l’etichetta “fake news”.

La reazione di Trump non si è di certo fatta attendere ed anzi ha minacciato nuovamente di abrogare la Sezione 230, una clausola del Communications Decency Act inserita nel 1996 che permette ai social di non essere ritenuti responsabile davanti alla legge dei contenuti online pubblicati dai loro utenti.

Una mossa che non è piaciuta a molti americani e che sferra un altro colpo alla campagna elettorale del tycoon così come anche la presa di posizione della Fda, l’agenzia del farmaco federale statunitense, che ha pubblicato alcune linee guida per lo sviluppo del vaccino anti-Covid che in precedenza erano state bloccate dalla Casa Bianca. Si tratta di indicazioni severe che difficilmente porteranno ad una autorizzazione del vaccino prima delle elezioni presidenziali del 3 novembre, così come avrebbe voluto Donald Trump.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: AGI

LEGGI ANCHE: Vaccino, doccia fredda per Trump. Moderna: “Le dosi arriveranno dopo le elezioni presidenziali”

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