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Attenzione alla banche: la Fed guarda agli sviluppi della pandemia. La Bank of England mette mano al QE

La BoE ha fatto sapere che aumenterà il quantitative easing di altri 150 miliardi di sterline, portando il programma di acquisto di asset a quasi 875 miliardi di sterline

A catalizzare l’attenzione dei mercati, oltre alle elezioni presidenziali, ci sono anche le banche centrali: prima la Bank of England, poi la Federal Reserve che annuncerà le sue decisioni sulla politica monetaria Usa stasera. Non sono attese grandi novità: pare infatti che l’istituto guidato da Jerome Powell abbia già comunicato la sua volontà di mantenere i tassi di interesse vicini allo zero almeno per i prossimi anni, spostando l’attenzione su ulteriori stimoli al programma di acquisto di asset, o “quantitative easing”. Ma con i casi di contagi da Covid-19 in aumento, a livello mondiale, e il caos delle elezioni americane, i funzionari Fed potrebbero anche decidere di adottare un approccio attendista e di rimandare ulteriori azioni alla prossima riunione di dicembre.

La Bank of England intanto ha già annunciato le sue mosse di politica monetaria, con i tassi fermi e una revisione del QE. Per quanto riguarda i tassi tutti gli esponenti del Monetary Policy Committee (MPC) hanno votato per il mantenimento del principale tasso di riferimento allo 0,10%, dopo i due tagli ai tassi dallo 0,75% decisi all’inizio della pandemia da Coronavirus. L’istituto centrale UK ha però deciso di potenziare il piano di QE di altri 150 miliardi di sterline date le nuove misure di lockdown annunciate nel fine settimana. Una cifra superiore a quanto stimato dagli addetti ai lavori di soli 100 miliardi di sterline. L’ampliamento porta la dimensione del programma di acquisto di asset a quasi 875 miliardi di sterline.

La BoE ha rivisto al ribasso le sue previsioni per l’economia inglese: ora si attende che il PIL si riduca dell’11% quest’anno, rispetto a una previsione di una contrazione del 9,5% rilasciata in agosto. Il Prodotto Interno Lordo dovrebbe riprendersi all’inizio del prossimo anno, ma secondo l’istituto non raggiungerà i livelli pre-pandemici fino all’inizio del 2022.

di: Maria Lucia PANUCCI

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