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Ripresa, la Bce vede nero e si prepara a nuovi aiuti a dicembre

Il Pil tornerà a contrarsi sensibilmente nel quarto trimestre a causa dell’inasprimento delle misure anti-Covid

Le prospettive dell’economia dell’Eurozona sono sempre più cupe con la seconda ondata della pandemia di Coronavirus. «La ripresa economica dell’area dell’euro perde slancio più rapidamente delle attese, dopo il forte, benché parziale e disomogeneo, recupero dell’attività economica nei mesi estivi». Lo scrive la BCE nel suo bollettino, spiegando che “l’incremento dei casi di Covid-19 e il connesso inasprimento delle misure di contenimento pesano sull’attività, provocando un evidente deterioramento delle prospettive a breve termine“.

Il Pil tornerà a contrarsi sensibilmente nel quarto trimestre ma alla luce di questo la Banca centrale europea è pronta ad agire con nuovi aiuti a dicembre, dopo aver attentamente valutato il contesto, tutte le informazioni e i dati a disposizione.

La seconda ondata di Coronavirus e la reintroduzione delle misure di restrizione in tutta Europa hanno però avuto finora solo un impatto limitato sui mercati dei bond. Gli spread delle obbligazioni sovrane a 10 anni sono attualmente prossimi ai livelli pre-pandemici in tutti i Paesi dell’area dell’euro. «Per i differenziali sui titoli di Stato a 10 anni, l’aumento è stato più significativo in Italia, dove il differenziale è passato dai 132 punti base del 17 febbraio ai 281 punti base del 17 marzo. I livelli dei differenziali sui titoli di Stato, tuttavia – rileva l’istituzione monetaria – si sono mantenuti ben al di sotto dei valori massimi registrati durante la crisi del debito sovrano nel 2011-2012».

Nel capitolo sul lavoro la BCE sottolinea che nella prima metà del 2020 la pandemia di Covid-19 ha determinato la più marcata contrazione mai registrata dell’occupazione e del numero totale di ore lavorate, mentre gli effetti sul tasso di disoccupazione sono stati più limitati per effetto dei regimi di sostegno all’occupazione.

L’inflazione complessiva è diventata leggermente più negativa a settembre, con una diminuzione a -0,3% dallo -0,2% di agosto. E l’istituto di Francoforte prevede che rimanga negativa fino all’inizio del nuovo anno. «Sulla scorta dei prezzi correnti del petrolio e dei relativi contratti future, e tenendo conto della temporanea riduzione dell’imposta sul valore aggiunto in Germania, è probabile che l’inflazione complessiva rimanga negativa fino all’inizio del 2021 – si legge nel bollettino. – Le pressioni sui prezzi nel breve periodo si manterranno contenute per effetto della debolezza della domanda, in particolare nei settori dei viaggi e del turismo, nonché delle minori pressioni salariali e dell’apprezzamento del tasso di cambio dell’euro».

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: ANSA

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