
Preoccupano il fatto che Pechino abbia rivelato la bassa efficacia dei suoi vaccini e l’aumento dei contagi in Thailandia e India. Nel macro attenzione alle vendite al dettaglio di febbraio della zona euro
Avvio debole questa mattina per le Borse europee nella prima seduta della settimana. Nei primi minuti di contrattazione l’indice Eurostoxx 50 scivola dello 0,2%. A Francoforte il Dax è sulla parità (-0,01%), a Parigi il Cac40 cede lo 0,1% e a Londra l’indice Ftse100 perde lo 0,4%.
Segno positivo in avvio di contrattazioni per Piazza Affari che mostra però una certa prudenza con l’indice Ftse Mib che avanza dello 0,25% a 24.483 punti. Oggi la protagonista è DiaSorin che adesso è riuscita a fare prezzo e mostra un rialzo di circa il 7%, muovendosi sopra la soglia di 150 euro. Il big italiano della diagnostica ha annunciato di avere raggiunto un accordo per acquisire l’americana Luminex Corporation per un prezzo in contanti di 37 dollari per azione, pari ad un equity value e a un enterprise value di circa 1,8 miliardi di dollari (guarda qui). Rialzi ma decisamente più modesti per Azimut ed Hera che guadagnano rispettivamente l’1,4% circa e quasi un punto percentuale. Sul fondo del listino principale tre big dell’industria con Atlantia, Leonardo e Interpump che cedono poco più dell’1%.
Il focus degli investitori resta sui vaccini e sulla campagna vaccinale dopo che la Cina ha ammesso che i suoi antidoti al Coronavirus hanno una bassa efficacia, la Thailandia sta affrontando un netto aumento dei casi giornalieri che potrebbero presto raggiungere i 28 mila se non vengono presi provvedimenti e anche l’India è colpita da un forte aumento dei contagi.
Le Borse asiatiche viaggiano tutte sotto la parità (Nikkei -0,66%, Shanghai -0,92% e Hong Kong -0,99%) e anche i future Usa stamani sono in frenata. L’S&P fa -0,32%, Dow Jones -0,33% e Nasdaq -0,32% Usa dopo che venerdì l’S&P ha registrato il quarto livello record di seguito chiudendo a 4,128, +0,77%, il Dow Jones ha guadagnato lo 0,9% a 33.800 e il Nssdaq ha fatto +0,51% a 13.900 con il rendimento del titolo di Stato Usa a 10 anni stabile all’1,65%.
Tra le commodities le quotazioni petrolifere sono poco mosse: il Brent quota 62,79 dollari al barile (-0,25%) mentre il Wti viaggia a 59,18 dollari al barile (-0,24%). L’oro tratta in ribasso dello 0,48% a 1.736 dollari l’oncia. Nel valutario l’euro è in leggera flessione sul dollaro: il cambio è a 1,189, -0,084%. Il dollaro/yen è a 109,56, -0,082% e il cross tra sterlina e biglietto verde è a 1,368, -0,19%.
In questa settimana l’attenzione sarà rivolta al dato sull’inflazione americana di marzo, in uscita domani, che dovrebbe evidenziare una forte accelerazione, tornando abbondantemente sopra il 2%. Questa settimana vedrà inoltre partire la stagione delle trimestrali negli Usa, con le Big del settore finanziario che pubblicheranno i conti del primo trimestre.
Oggi invece la seduta sarà piuttosto scarna di indicazioni. L’agenda macro prevede la sola pubblicazione delle vendite al dettaglio nell’Eurozona. In Italia il governo Draghi lavora al Documento di Economia e Finanza e alla nuova richiesta di scostamento di bilancio attesa per i prossimi giorni.
di: Maria Lucia PANUCCI
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