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Pensioni, tutte le ipotesi al vaglio per la riforma

Tra le proposte: Quota 41, flessibilità in uscita, misure ad hoc per giovani e donne

Quota 100 è ormai giunta in vista del traguardo e i sindacati hanno posto in essere un pressing con il Governo per arrivare alla riforma delle pensioni in modo da evitare che si torni al metodo Fornero. L’obiettivo è attutire l’impatto operando su alcuni nodi specifici dell’argomento: la nuova flessibilità in uscita a partire dai 62 anni, o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età; corsie preferenziali per specifiche categorie di lavoratori; assegno di garanzia per i giovani e Opzione Donna.

I sindacati hanno chiesto un tavolo di discussione con il ministro del Lavoro Andrea Orlando, e il segretario della Cgil Landini insieme a quello della Cisl Luigi Sbarra hanno evidenziato come non sia possibile tornare al modello Monti-Fornero dopo i tre anni di Quota 100 e il covid.

Vediamo le ipotesi sul tavolo nel dettaglio. Quota 41 è la riforma che prevede l’introduzione di una flessibilità in uscita dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età.

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha lanciato l’idea di permettere l’uscita a 62-63 anni con la parte puramente contributiva, a cui aggiungere la parte retributiva al raggiungimento dei 67 anni.

Per quanto riguarda i lavoratori fragili, Tridico ha proposto una misura speciale con un scivolo aggiuntivo rispetto all’Ape sociale raggiunti i 62-63 anni.

Discorso a parte per i lavori definiti usuranti, quelle mansioni che determinano un invecchiamento precoce come l’attività continuativa notturna, le catene di montaggio o le celle frigorifere.

L’Opzione donna permette alle lavoratrici di andare in pensione a 58 anni, che diventano 59 se “autonome”, con 35 anni di contributo ma con il calcolo interamente contributivo dell’assegno. Un’opzione questa valida ancora per tre anni che potrebbe diventare strutturale.

I sindacati hanno chiesto anche un assegno di garanzia per i giovani, misura già oggetto di studio dell’Inps con un sostegno strutturale per gli assegni di pensione bassi.

Infine, un’idea è quella di favorire la staffetta generazionale, rafforzando i contratti d’espansione che permettono di mandare in pensione i lavoratori fino a cinque anni prima della soglia dei 67 anni con contemporanea assunzione di giovani.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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