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Crisi Evergrande, il rischio è che diventi la nuova Lehman Brothers cinese

La data spartiacque sarà giovedì 23 settembre quando è previsto il pagamento di interessi ad investitori ma senza aiuti è probabile che la società non ottemperi. Rischi concreti per l’intera economia globale

Evergrande rischia di diventare la nuova Lehman Brothers cinese, la banca il cui fallimento fu il simbolico innesco della crisi del 2008-2009. È quello che temono gli investitori che all’apertura della settimana finanziaria hanno continuato a vendere le azioni del gruppo immobiliare a rischio crack. E a fare questo paragone è anche il giornale economico cinese Caixin, che ricorda come da due mesi centinaia di piccoli investitori continuino ogni giorno a protestare, temendo di perdere i loro risparmi.

Secondo quanto oggi riferisce il Financial Times, Evergrande ha ammesso di aver utilizzato miliardi di euro raccolti attraverso prodotti finanziari venduti agli investitori retail per finanziare i propri debiti e per ripagare gli investitori più importanti. Il colosso immobiliare ha sempre fatto largo uso di questi prodotti, incitando gli acquirenti di case a sottoscriverli. Secondo il FT questi prodotti sono stati acquistati da 80 mila persone e ammontano a qualcosa come 40 miliardi di yuan (5,3 miliardi di euro). Ora che il gruppo è sull’orlo del default, questi investitori tremano.

E a nulla sembrano servire le rassicurazioni arrivate oggi dal numero uno del gruppo. La crisi di liquidità del colosso immobiliare cinese vale almeno oltre 300 miliardi di dollari. La domanda fondamentale degli investitori è se, come e quando i leader di Pechino interverranno, magari avviando una ristrutturazione. La data spartiacque sarà giovedì 23 settembre quando è previsto il pagamento di interessi ad investitori (istituzionali e retail). Ma senza aiuti è probabile che la società non ottemperi. E sembra questo sia lo scenario più probabile, come anche confermato da alcuni analisti (guarda qui).

D’altronde, parliamo di una compagnia che ha un indebitamento attorno ai due mila miliardi di yuan (262,6 miliardi di euro). Un’eventuale liquidazione del gigante cinese avrebbe notevoli conseguenze, non solo dal punto di vista economico ma anche sul fronte lavoro. Evergrande è infatti il più grande gruppo immobiliare del Paese in termini di fatturato, con una presenza dichiarata in più di 280 città. Il colosso afferma di impiegare 200.000 persone e genera indirettamente 3,8 milioni di posti di lavoro. Il suo presidente, Xu Jiayin, è il quinto uomo più ricco del Paese, secondo la società specializzata Hurun.

Il rischio è che se ci siano problemi anche con altre società del settore: i valori degli immobili ne risentiranno e potrebbero esserci turbolenze nel mercato delle case. Il consumatore è un fattore importante nell’economia cinese e un colpo all’edilizia potrebbe danneggiare i consumi. Ciò si riverserebbe anche in altri mercati regionali e globali attraverso un indebolimento delle importazioni cinesi e un rallentamento della domanda di tutti i tipi di materie prime. Insomma è chiaro che la crisi di Evergrande, se non risolta, potrebbe avere degli effetti disastrosi su tutta l’economia globale.

di: Maria Lucia PANUCCI

FOTO: REUTERS/Tyrone Siu

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