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Germania, l’economia sotto Angela Merkel

Ecco come si è mossa la Germania nei 16 anni di Governo della cancelliera

Angela Merkel è rimasta al Governo per quattro mandati in Germania, riscrivendo la storia del Paese (leggi qui).

Sotto di lei, la Germania ha raggiunto la più alta crescita del Pil tra i grandi d’Europa, ma i nodi economici da risolvere rimangono numerosi, dai lavori part-time particolarmente ingenti, alle vecchie infrastrutture, al divario tra Est e Ovest del Paese.

Merkel ha saputo affrontare con il pragmatismo che la caratterizza tre gravi crisi economiche: quella finanziaria del 2008, quella dell’Euro e la pandemia del 2020.

Dal 2005, anno in cui è salita al potere, al 2021, il reddito reale pro capite dei tedeschi è aumentato del 18%, persino più di quanto non sia accaduto negli Stati Uniti. Una crescita spinta soprattutto dalla produttività del lavoro, che ha permesso un aumento dei salari rimanendo competitivi sul mercato internazionale.

Il motore dell’economia sotto il Governo di Merkel, rinominata “Mutti” dai tedeschi, è stato l’export: la Germania oggi è il terzo esportatore al mondo ed è leader internazionale nel mercato delle automobili, della componentistica dei veicoli e dei medicinali confezionati. Le aziende tedesche sono state tra le principali beneficiarie del boom economico della Cina con cui ha sempre commerciato.

Sotto questo fronte, Merkel ha lavorato durante per permettere alla Germania dell’Est, da cui proviene, di recuperare il gap storico con le Regioni occidentali: le riforme dei Governi Merkel, quasi sempre composti da CDU e SPD con l’eccezione dell’esecutivo del 2009 che è stato formato con i liberali, hanno lavorato spingendo proprio verso questo obiettivo.

Tuttavia la politica voluta dalla cancelliera ha avuto anche un risvolto oscuro della medaglia. Nel 2003, Merkel ha liberalizzato i cosiddetti “lavoretti”, i minijob: posti di lavoro a basso salario e part time, un’arma a doppio taglio che ha finito per rivoltarsi contro il Governo, facendo esplodere questo tipo di contrattini che oggi sono più diffusi in Germania che in qualsivoglia altro Stato Ue.

Rimangono anche altri nodi che il successore di Merkel dovrà affrontare: benché sia aumentato il reddito, la povertà in 16 anni di Governo non è diminuita. Inoltre, la cancelliera ha sempre adottato – ad eccezione degli ultimissimi anni e con la grande sorpresa del Recovery Fund – una politica di ritrosia nei confronti della spesa e degli investimenti pubblici, che se da una parte hanno portato il Paese a chiudere per 6 anni un bilancio in positivo, dall’altra hanno portato a un invecchiamento delle infrastrutture che oggi viene pagato soprattutto in termini di disastri ambientali, come dimostrato dall’alluvione di luglio 2021.

Nel complesso, e nonostante i suoi punti oscuri, Angela Merkel è sempre stata molto apprezzata dai tedeschi: le sue posizioni centriste e moderate le hanno garantito l’appoggio anche di chi non si riconosceva nei valori del suo partito di provenienza, una tendenza che si è manifestata anche all’estero. In quasi il 90% delle principali economie al mondo più della metà dei cittadini ha approvato il lavoro della cancelliera, secondo quanto emerge dagli indici di approvazione che sono al loro massimo storico in 18 dei 29 Paesi del sondaggio condotto da ISPI, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale.

di: Micaela FERRARO

FOTO: ANSA

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