
Evergrande non paga i bond e Kasia sospende le quotazioni a Hong Kong
Continua la crisi del settore immobiliare cinese. Non solo Evergrande, ora anche Kasia è nell’occhio del ciclone. La 27esima società immobiliare più grande della Cina ha sospeso le contrattazioni dei suoi titoli alla Borsa di Hong Kong “in attesa della diffusione di un annuncio contenente informazioni privilegiate“.
A novembre Kaisa ha presentato un piano per ritardare i tempi di rimborso di alcune delle sue obbligazioni, offrendo uno swap di 380 milioni di dollari. Tuttavia la proposta non ha ottenuto l’approvazione necessaria del 95% degli obbligazionisti per il suo via libera. La scorsa settimana la stessa società ha reso noto il fallimento dello swap sul debito da 380 milioni di dollari. Il mancato raggiungimento di un accordo ha aumentato le possibilità del fallimento, hanno detto gli analisti, anche se in settimana un gruppo di creditori avrebbe da ultimo inviato un’offerta che vedrebbe la società evitare il default formale su 400 milioni di dollari di bond in scadenza per poter avere più tempo sulla ricerca di cercare soluzioni.
E prima di Kasia a preoccupare era stata Evergrande che non ha rispettato la scadenza sul pagamento di 82,5 milioni di dollari di cedole offshore scaduti lunedì: l’ultimo passo prima di cadere nel burrone della bancarotta. Il colosso vacilla ma non si arrende. La società guidata da Hui Ka Yan ha annunciato, infatti, la creazione di un comitato interno per “mitigare ed eliminare i rischi futuri“, vigilando quindi sulla gestione del rischio. Comitato che però include cinque funzionari di altrettante aziende di proprietà o comunque sostenute dallo Stato.
Ora il Pechino penserà ad un qualche tipo di ristrutturazione, mantenendo così il rischio al minimo. Le passività di Evergrande coinvolgono infatti più di 128 banche e le insolvenze sui bond potrebbero innescare default incrociati. La Banca centrale ha appena abbassato di mezzo punto percentuale il tasso di riserva obbligatoria per le banche (guarda qui), misura che dovrebbe favorire i finanziamenti.
Pechino è sempre stata riluttante a un’entrata a gamba tesa per salvare dal fallimento la società, chiaro segnale che il Governo centrale non tollera più compagnie che accumulano debiti monstre che possono minacciare la stabilità finanziaria della nazione. La domanda è ora se, e come riuscirà a limitare le ricadute.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: REUTERS/Tyrone Siu/File Photo
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