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Partenza in calo per Piazza Affari e le Borse europee. Focus sull’inflazione Usa

Si attende anche l’inflazione di novembre finale della Germania e la produzione industriale in Italia per ottobre. In arrivo altri dati macro dagli Usa

Apertura debole per le Borse europee. Nei primi minuti di contrattazione l’indice Eurostoxx 50 cede lo 0,40%. A Francoforte il Dax segna una flessione dello 0,30%, a Parigi il Cac40 scivola dello 0,42% e a Londra l’indice Ftse100 perde lo 0,12%.

Anche Piazza Affari è in affanno a inizio giornata. Il Ftse Mib cede lo 0,41% a quota 26.706 punti. Tra i singoli titoli si conferma l’effetto piano su Unicredit con il titolo che dà seguito al rally della vigilia segnando +1,75% sopra i 13 euro, sui massimi da febbraio 2020. Tra gli altri titoli si segnala il +1,1% di Saipem e +1,99% per Diasorin. Tra i segni meno cedono oltre l’1% STM, Moncler e Ferrari.

L’andamento in calo dei listini europei arriva dopo la chiusura in ribasso ieri degli Stati Uniti (S&P -0,72%, Nasdaq -1,71%, Dow Jones piatto) e dell’andamento negativo dell’Asia stamani (Nikkei -1%, Shanghai -0,34% e Hong Kong -0,89%). I future di Wall Street sono cauti e viaggiano intorno alla parità (Dow Jones -0,07%, S&P +0,03% e Nasdaq +0,01%).

Gli investitori continuano a guardare con preoccupazione le ultime restrizioni globali mirate alla diffusione della variante Omicron e attendono i dati sull’inflazione Usa di questo pomeriggio.

Nel valutario, l’euro/dollaro è a 1,129 (-0,01%) in attesa dell’inflazione Usa, il dollaro/yen scambia a 113,56 (+0,11%) e il cross tra sterlina e dollaro tratta a 1,322 (+0,01%). Il Bitcoin rimane sotto ai 50 mila dollari anche se guadagna lo 0,54% (47.760 dollari). Tra le commodities il petrolio è in ribasso. il Wti cede lo 0,45% a 70,62 dollari al barile e il Brent fa -0,56% a 74,0 dollari al barile. L’oro scende dello 0,20% a 1.773 dollari l’oncia. 

Diversi gli spunti macro sono in agenda oggi, oltre all’inflazione degli Stati Uniti. Tra i dati in rilievo in mattinata l’inflazione in Germania (dato finale di novembre) ma anche la produzione industriale nel Regno Unito e in Italia. Sempre dagli Usa sono attesi anche i salari reali e la lettura preliminare della fiducia dei consumatori calcolata dall’Università del Michigan.

di: Maria Lucia PANUCCI

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