
Il presidente della Fed intende fermare l’aumento dei tassi solo quando si fermerà l’inflazione
Intervistato dal Wall Street Journal il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha spiegato che l’intenzione della Fed è di continuare ad aumentare i tassi d’interesse finché le prove che l’inflazione sia in constante calo non saranno evidenti. Si tratta di uno sforzo rischioso che potrebbe portare alla recessione.
Per Powell è importante vedere che l’inflazione scenda “in modo chiaro e convincente” e se non si dovessero moderare gli aumenti dei prezzi la Fed potrebbe ricorrere a un aumento dei tassi ancora più rapido. Deve quindi essere “chiara e convincente” la prova che le “pressioni inflazionistiche stanno diminuendo e l’inflazione sta scendendo. E se non lo vediamo, allora dovremo considerare di muoverci in modo più aggressivo. Se lo vediamo, allora possiamo prendere in considerazione l’idea di passare a un ritmo più lento“.
Powell ha anche dichiarato che “non esiterebbe” a far arrivare il tasso di riferimento a livelli tali da rallentare l’economia. Secondo i funzionari della Fed il livello potrebbe arrivare tra il 2,5% e il 3% (il triplo della sua attuale impostazione).
Il presidente non è sembrato preoccupato per il calo del mercato azionario e quando gli è stato chiesto se gli aumenti dei tassi della Fed potrebbero sconvolgere i mercati finanziari, senza necessariamente ridurre l’inflazione, Powell ha risposto che non crede che ciò possa succedere.
Secondo Powell è stato positivo “vedere i mercati finanziari reagire in anticipo“, secondo il presidente il fatto stesso che il tasso d’interesse sia aumentato costantemente indica che Wall Street si aspetterebbe ulteriori strette sul credito.
Impassibile, il presidente della Fed ha anche detto, esplicitamente, che gli sforzi per ridurre l’inflazione potrebbero causare la perdita del lavoro per alcune persone, ma l’obiettivo della Fed è di congelare la spesa dei consumatori e delle imprese, sempre per bloccare l’inflazione, anche a costo di aumentare il tasso di disoccupazione.
di: Flavia DELL’ERTOLE
FOTO: EPA/MICHAEL REYNOLDS
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