L’analisi degli scenari globali mostra un’espansione moderata ma costante dell’economia mondiale, con volumi di poco inferiori al periodo pre-Covid: Stati Uniti ancora sugli scudi ma l’effetto ha intensità decrescente mentre migliora l’Europa anche se gli stimoli sono ancora insufficienti. In Cina il percorso di crescita appare ancora appesantito. Negli States inflazione in frenata con l’indice Pce invariato al 2,5% annuo e la Fed pronta a tagliare i tassi nella prossima riunione del 17 e 18 settembre. L’andamento del carovita congiuntamente alla tenuta dei consumi e redditi disegna il quadro di un’economia che percorre la prospettiva di un atterraggio ‘soft’, senza correre rischi di recessione. In Eurozona l’inflazione è in caduta (2,2%) ma solo grazie all’energia.
E’ sicuramente un momento complicato per la politica monetaria. Per le banche centrali il punto ora è capire quale sarà la velocità corretta dei prossimi tagli. La Bce ha dato il primo là con un taglio di un quarto di punto percentuale operato giovedì, mossa molto attesa dagli analisti. La prossima settimana gli esperti danno per scontato che l’istituto centrale americano taglierà il costo del denaro, ma non è chiaro se di 25 o 50 punti base. Esultare troppo presto può determinare un risveglio dell’inflazione o un suo consolidamento a livelli non elevati ma nemmeno adeguatamente bassi. D’altro canto il costo di un’inflazione modesta è decisamente minore di quello di un’inflazione rilevante. L’inflazione bassa tende a normalizzarsi, quella elevata sfuggirebbe di mano.
D’altra parte perchè non attendere? L’economia reale, con una disoccupazione ai minimi, può sopportare una regolarizzazione dei tassi prudente. Le performance dei principali indici azionari mostrano un MSCI World a 5 anni a +74% , MSCI Europe + 39% e MSCI Em. markets + 14%. Tra i settori più performanti l’IT (+ 187%), l’health care (+23%) e le telecomunicazioni (+ 65%). Lo stile growth, sempre a 5 anni, ‘doppia’ il value (103% vs 45%). Numeri diversi invece per l’obbligazionario col Bond tedesco duration 7,6 anni negativo a 5 anni (-16%), mentre il bond Italia a 6 anni mostra una performance negativa di -0,5%. Non va meglio il bond Usa a 6 anni (-2%). Il contesto di crescita è favorevole e orientato a una situazione ‘senza atterraggio’ dove l’economia tiene, supportata da liquidità, riacquisto di azioni proprie da parte di società quotate nonchè dall’intelligenza artificiale.

Francesco Megna-autore del pezzo
Le incertezze legate ai prossimi interventi delle banche centrali nonchè le imminenti elezioni americane invitano a un approccio imparziale in termini di profilo di rischio propenso all’accumulo nei momenti di volatilità dei mercati. La classe di investimento azionaria rimane la preferita, soprattutto per difendere il valore reale degli investimenti. Resta centrale nella definizione di un portafoglio ben diversificato, il cui posizionamento è sostenuto soprattutto da abbondante liquidità e valutazione a sconto di parecchi settori come i consumi di fascia elevata e le infrastrutture. Nel settore dei materiali, l’industria chimica registra un incremento dei volumi.
La stagione degli utili dell’ultimo trimestre ha evidenziato una forte domanda di prodotti chimici in America e, in misura minore, in alcuni mercati europei. È inoltre rassicurante notare che i titoli a piccola e media capitalizzazione, che erano rimasti indietro, hanno cominciato a recuperare terreno rispetto ai leader di mercato soprattutto negli States, poiché sono destinati a beneficiare del calo dei tassi d’interesse. Da non trascurare poi l’esposizione ai mercati emergenti, soprattutto all’area asiatica. La view positiva sui portafogli azionari (nel medio-lungo periodo) e obbligazionari offre spazio alla costruzione di posizioni diversificate e bilanciate. Il ribasso dei tassi di interesse comporta un calo dei rendimenti sui prodotti di liquidità, attualmente in sovrappeso nei portafogli: da ridurre al più presto. Il comparto obbligazionario offre rendimenti interessanti soprattutto nel tratto breve delle curve. Necessaria comunque una diversificazione a 360°. Prudenza sul credito, preferire la qualità. Buone opportunità potrebbero poi arrivare dai private markets, attualmente sottopesati nei portafogli. Private markets è un termine generico che include tutti gli strumenti non quotati in borsa. Chi vuole investire in questa asset class ha quindi un’ampia scelta a livello di soluzioni, strategie e modalità d’investimento.
DI FRANCESCO MEGNA
Esperto di Finanza ed Economia