
In cinque anni il Paese ha perso ben 23 posti in graduatoria soprattutto per fattori normativi e politici che sono poco attrattivi per gli investitori. A livello globale i campioni indiscussi sono Stati Uniti e Singapore
L’Italia non è più così attraente per l’l’m&a, ovvero per il settore delle fusioni/acquisizioni. il Paese si colloca al 36° posto, perdendo tre posizioni rispetto all’anno precedente. A dirlo sono i dati che vengono dall’ultimo Mergers and Acquisitions Attractiveness Index Score (Maais), compilato dal Mergers & Acquisitions Research Centre della Business School di Londra, secondo cui si sta assistendo ad un declino rapido e costante visto che negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso ben 23 posizioni.
Pesano soprattutto i fattori normativi e politici che rendono il nostro Paese poco attrattivo per gli investitori.
Tra i più virtuosi del 2020 spiccano invece Regno Unito, Arabia Saudita e Islanda. In sofferenza Brasile e Cina. Londra per esempio continua a mantenere una proposta d’investimento attraente, nonostante l’uscita dall’Ue. Nell’ultimo anno ha guadagnato due posizioni in classifica, arrivando al terzo posto in Europa, dietro Germania e Paesi Bassi, e al quinto mondiale. A favorire l’exploit britannico ci sono gli asset del Paese a livello di infrastrutture e beni, oltre alle competenze tecnologiche.
A livello globale i campioni indiscussi della classifica sono Stati Uniti e Singapore, favoriti anch’essi da infrastrutture e beni estremamente robusti.
di: Maria Lucia PANUCCI
FOTO: ANSA
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