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Prosek croato, la Commissione Ue dice sì ma l’Italia non ci sta

La registrazione della menzione verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ue ma è scoppiata la polemica in difesa del vino italiano

È polemica in Italia dopo la notizia che la Commissione Ue pubblicherà sulla Gazzetta Ufficiale Ue la domanda, da parte delle autorità croate, di registrazione della menzione tradizionale Prosek. «Dobbiamo fare squadra per proteggere il nostro prodotto e il nome Prosecco ma anche per non creare pericolosi precedenti» – ha commentato il Consorzio Prosecco Docg.

Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha già annunciato il ricorso. «Di questa Europa non sappiamo cosa farcene – ha dichiarato Zaia – perché non difende l’identità dei suoi territori. Dovrebbe capire che, non solo si tratta di un prodotto che ha avuto tutti i riconoscimenti formali, dalle stesse strutture amministrative della Commissione europea, anche rispetto alla riserva del suo nome, ma il prosecco ha, addirittura ottenuto il massimo riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità da parte dell’Unesco».

I primi ad opporsi fermamente alla decisione dell’Ue sono le organizzazioni agricole. Secondo Coldiretti, la notizia “contraddice anche in maniera clamorosa la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha dichiarato illegittimi proprio i nomi truffa che evocano in modo strumentale ed ingannevole prodotti a denominazione di origine riconosciuti e tutelati dall’Unione Europea come la star delle bollicine italiane“. E ancora, l’associazione spiega che la scelta di Bruxelles “rovina anche il record storico dell’export di Prosecco nel mondo, cresciuto del 35% nei primi 6 mesi del 2021“.     

«È necessario fare presto per fermare una decisione scandalosa che colpisce il vino italiano più venduto nel mondo – commenta il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini. – Si tratta di un precedente pericoloso che rischia anche di indebolire la stessa Ue nei rapporti internazionali e sui negoziati per gli accordi di scambio dove occorre tutelare la denominazione prosecco dai falsi come in Argentina e Australia».

Lo scorso 15 luglio, oltre 20 eurodeputati, quasi tutti italiani, hanno richiesto un’interrogazione parlamentare a proposito del caso, dicendosi preoccupati dalla somiglianza tra i nomi Prosek e Prosecco, che potrebbe causare confusione nei consumatori e danneggiare il vino Made in Italy. Il commissario Ue all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha così risposto: «la Commissione europea ha valutato la conformità ai requisiti di ammissibilità e validità della domanda di protezione della menzione tradizionale Prosek presentata dalla Croazia e procederà ora alla sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Ma tutte le parti interessate disporranno di un termine di due mesi a decorrere dalla data di pubblicazione per presentare un’obiezione motivata».

Il dibattito ha coinvolto anche i partiti politici italiani. La Lega si è detta pronta a difendere “in ogni modo e in ogni sede” il Prosecco Made in Italy perché “deve essere chiaro a tutti che l’unico vero prosecco è quello prodotto nelle nostre terre“.

La presidente del gruppo Pd alla Camera, Debora Serracchiani, afferma che si tratta di “una decisione che dev’essere contrastata in tutti i modi. «A sostenere questa causa – ha affermato – dev’essere per primo il Governo italiano, schierandosi con il suo peso istituzionale accanto ai nostri produttori e sostenendo le loro legittime obiezioni».

E ancora, di opinione simile anche Susanna Cenni, responsabile Politiche agricole e alimentari nella Segreteria del Pd: «ci opporremo visto che la decisione rischia di essere un danno per i nostri produttori e in generale per la difesa di marchi che rappresentano la garanzia della qualità e dell’eccellenza italiana – afferma. – Dobbiamo dare valore alla filiera agroalimentare e ai sistemi alimentari locali, e ciò significa anche tutelare identità, storia e qualità espresse dai produttori e dai territori. Sono certa che il nostro paese, attraverso Governo e Parlamento, e i nostri rappresentanti a Bruxelles metteranno in campo ogni strumento per tutelarci».

Infine, il senatore Luca De Carlo, responsabile nazionale del dipartimento agricoltura e eccellenze italiane di Fratelli d’Italia, punta il dito verso l’Esecutivo: «con una mozione avevo segnalato il pericolo cui saremmo andati incontro, ma si continua ad avere l’impressione che il Governo italiano dorma sugli allori e che ci sia totale scollamento fra quello che fa il nostro governo e quello che invece decide l’Unione Europea. Non può essere sempre e solo colpa dell’Europa, bisogna avere il coraggio di difendere le produzioni e le eccellenze italiane, preventivamente e non a cose praticamente fatte» – ha dichiarato. 

di: Alessia MALCAUS

FOTO: ANSA

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