
Biden e McCarthy sono consapevoli dei tempi stretti a disposizione per cercare di trovare un’intesa e delle polemiche che qualunque accordo raggiunto scatenerà
La Casa Bianca e i repubblicani continuano a negoziare ma un’intesa per aumentare il tetto del debito è lontana: giorni di trattative non sono infatti riusciti a sanare le divisioni e le posizioni restano distanti.
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Nonostante questo Joe Biden e lo speaker della Camera Kevin McCarthy ostentano ottimismo e ribadiscono, al termine di un faccia a faccia definito “produttivo”, che un accordo è ancora raggiungibile e un default degli Stati Uniti non è un’opzione.
Il tempo però stringe. L’1 giugno, termine ultimo identificato dal segretario al Tesoro Janet Yellen, si avvicina e ogni eventuale intesa dovrà essere prima messa per iscritto e poi approvata dal Congresso, dove i repubblicani più a destra e i democratici più a sinistra potrebbero far mancare il loro sostegno e causare un “catastrofico” default dalle conseguenze imprevedibili per gli Stati Uniti e l’economia mondiale.
Nel tentativo di guadagnare tempo il Tesoro ha chiesto alle agenzie federali flessibilità nei pagamenti previsti agli inizi di giugno in modo da poterli ritardare, qualora fosse necessario.
Biden e McCarthy sono consapevoli dei tempi stretti a disposizione per cercare di trovare un’intesa e delle polemiche che qualunque accordo raggiunto scatenerà. Per il presidente a caccia di un secondo mandato evitare un default è cruciale, anche a costo di attirarsi una pioggia di critiche dall’ala più liberal del partito convinta che Biden abbia sbagliato già solo a sedersi per trattare con i repubblicani.
La posta in gioco è alta anche per McCarthy: nessun accordo sui tagli alla spesa è infatti destinato a soddisfare l’estrema destra conservatrice che vorrebbe drasticamente ridurre i programmi sociali, pilastro delle politiche liberal per il welfare. “Il problema non sono le entrate, sono le spese”, ribadisce McCarthy escludendo dal taglio quelle per la difesa.
“Biden e i democratici vogliono un accordo, serve un compromesso”, aggiunge invitando il partito a restare unito nel corso delle trattative. Sulla stessa linea Biden che, parlando di incontro positivo con lo Speaker, mette in evidenza la necessità di un accordo bipartisan. Mentre le trattative proseguono Wall Street trattiene il fiato temendo il ripetersi del 2011, quando a causa dello scontro sul debito S&P strappò agli Stati Uniti il rating di tripla A.
E banche e grandi aziende preparano le loro war room dietro le quinte: pur non prevedendo alcun default – “sarebbe un suicidio politico“, secondo gli analisti – non vogliono farsi trovare impreparate nel caso in cui si realizzasse il peggio.
Alla finestra anche la Fed, considerata da più parti la salvatrice di ultima istanza dell’economia americana e creativa abbastanza – come dimostrato dalle misure di emergenza varate negli ultimi anni – per prendere per mano e traghettare l’Azienda America fuori dall’ennesima crisi.
(foto ANSA/SHUTTERSTOCK)